GEAPRESS – In genere, in un ambiente naturale, se muore un cammello, può capitare che un paio di leoni si cibano dei resti, e ciò che ne rimane viene a sua volta finito dagli avvoltoi. In Kenya, da un pò di tempo a questa parte, se muore un cammello, muoiono un paio di leoni e muoiono anche una quindicina di avvoltoi. Almeno quelli che si riescono a trovare. A stravolgere l’ordine naturale è stata la pastorizia, ormai invadente in ogni angolo, o quasi, d’ Africa. E’ cambiata anche la pastorizia nei luoghi dove storicamente veniva praticata, come alcune aree naturali del Kenya. Si dice che i Masai utilizzino i loro tradizionali abiti rossi perché questi spaventerebbero i leoni. Chissà se è vero, ma nel frattempo un metodo meno aleatorio per fare fuori i leoni è il Furadan.

Sarebbe preferibile averlo come imprecazione, perché già il nome si associa bene a qualcosa da mandare a quel paese. Purtroppo per tutti il Furadan è però un carbammato utilizzato in agricoltura per non lasciar vivere insetti ed altri animaletti della terra. La sostanza azzurrina è prodotta dall’americana FMC Corporation, scissa nel 2001, assieme a vari affari che coinvolgono pure aeroporti ed industria alimentare, nella FMC Technologies. La sua fortuna sale di pari passo con la diffusione della coltivazione della soia nelle (ex) praterie degli Stati Uniti, ma solo nel maggio 2009 l’ EPA ( Environmental Protection Agency ) ha stabilito che il matrimonio Furadan-alimentazione umana, non s’ha da fare. Già da prima avevano in tal senso deciso Canada ed Unione Europea e solo dopo un documentario da incubo trasmesso, sempre nel 2009, da CBS News, il Kenya ha intrapreso la strada per vietarlo.

Cosa mostrava il documentario? Tanti, ma proprio tanti, leoni uccisi con le polpette al Furadan. E poi tanti, ancor di più, avvoltoi stecchiti. Non sarà tutta colpa del Furadan ma i leoni d’Africa stanno andando a picco così come gli avvoltoi. Ora l’ulteriore conferma. Secondo un recente studio pubblicato sul Journal of Raptor Research, negli ultimi tre anni il 70% della popolazione selvatica di avvoltoi se ne è andata all’altro mondo probabilmente anche grazie al Furadan. I leoni vengono avvelenati, gli avvoltoi mangiano i leoni e la natura africana è sempre più povera.

In declino sono addirittura sette delle otto specie monitorate. Tra queste l’ Avvoltoio cappuccino (Necrosyrtes monachus), l’Avvoltoio di Ruppel ( Gyps rueppellii ) ed il Grifone dorsobianco africano (Gyps africanus). Per altri avvoltoi, come il Capovaccaio (Neophron percnopterus) gli studi si dovranno addirittura approfondire, ma per lui stanno dando il diretto contributo all’estinzione anche gli europei. Il piccolo avvoltoio, infatti, in primavera migra per nidificare nell’Europa mediterranea. In Italia è ad un passo dall’estinzione. Tra le cause anche la persecuzione diretta, ovvero il fucile ed il prelievo di uova e piccoli dai nidi.

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