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GEAPRESS – Sequestrate più di 1.700 piante cactacee protette dalla Convenzione di Washington e circa 600 piante di Peyote considerate un potente allucinogeno vietato dalla normativa nazionale sulle sostanze stupefacenti. Questo il bilancio di una vasta operazione sul traffico internazionale di piante protette, alla quale ha preso parte il personale del Corpo Forestale dello Stato del Veneto ed in particolare il personale dei Comandi Provinciali di Rovigo e Belluno e dell’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Peri (VR).

L’operazione, coordinata dal Servizio CITES del Comando Regionale per le Marche e  diretta dalla Procura della Repubblica di Ancona, con il supporto tecnico del Servizio CITES Centrale di Roma, si è conclusa con 13 persone denunciate per reati che vanno dalle violazioni delle normative CITES sul commercio e la detenzione di specie animali e vegetali minacciate di estinzione, al falso in atto pubblico, al contrabbando e all’associazione a delinquere finalizzata alla coltivazione, detenzione e spaccio di  stupefacenti.

L’indagine relativa al traffico clandestino di specie vegetali protette ha avuto origine da un controllo del Servizio CITES Regionale di Ancona, a carico di alcuni soggetti che esercitavano una intensa, quanto misteriosa, attività di vendita on-line. Dopo i controlli sui principali social network, l’attività investigativa è stata diretta con mirati appostamenti orgganizzati dalla Forestale del Veneto  nei valichi autostradali di Trieste, Tarvisio e del Brennero. Lo scopo era riuscire a rintracciare  un trafficante del milanese.

Una volta che i Comandi Provinciali di Belluno e Rovigo hanno individuato e fermato  il furgone segnalato, al suo interno sono state rinvenute e subito sequestrate più di 1.500 piante cactacee, alcune delle quali si presentavano prive di apparato radicale. La certificazione   CITES, obbligatoria per potere esercitare qualsiasi forma di commercializzazione di queste specie, sarebbe inoltre risultata falsificata.

Fra le varie piante rinvenute anche alcuni esemplari appartenenti al genere Lophophora williamsii, pianta meglio conosciuta con il termine di “Peyote” e considerata a tutti gli effetti sostanza stupefacente. Per questo due persone sono state deferite alla competente Autorità Giudiziaria con l’accusa di detenzione a fini commerciali di sostanze stupefacenti.   Dall’analisi di tutta la documentazione sequestrata sono emerse connessioni con altri presunti trafficanti, che periodicamente si recavano in Ungheria, Germania e Repubblica Ceca per procurarsi piante. Da qui la seconda parte dell’operazione denominata “ATTILA”.

L’attività di controllo, riferisce sempre il Corpo Forestale dello Stato,  si è estesa infatti  alla Fiera internazionale di Trento dove, anche grazie al personale in servizio presso U.T.B. di Peri (VR) sarebbero state rinvenute piante di provenienza illegale. Al termine dell’operazione sono state denunciate ben 13 persone mentre 600  esemplari di Peyote sono stati sottoposti a sequestro penale.  Complessivamente sono state elevate contestazioni amministrative per un totale di oltre ventimila euro.

Le piante sequestrate sono state affidate agli orti botanici di alcune strutture universitarie dove oltre ad essere preservate saranno oggetto di ricerca scientifica.

Secondo la Forestale il fenomeno dell’importazione illegale di piante protette prelevate dai deserti cileni e messicani e immesse sul mercato per essere vendute a vivaisti e collezionisti, è molto diffuso a livello internazionale. Alcune tra queste specie vegetali sono in grave pericolo di estinzione a causa di questa raccolta indiscriminata. Basti pensare che nel Nord America negli ultimi quattro anni sono state importate illegalmente oltre 100mila piante per un valore di circa 3 milioni di dollari. L’Italia e l’Europa sono tra i principali importatori insieme a Canada e Australia.

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