GEAPRESS – Ore 7.00 via Bronte, siamo nei pressi della gabbia trappola che avrebbe dovuto attirare con un maialino la pantera che da giorni sta tenendo in apprensione gli abitanti della zona. La gabbia è ancora lì, chiusa, per ora non serve. Troppo vicino alla strada e troppo vicino alle abitazioni dalle quali, nei giorni scorsi gli abitanti non avevano esitato a lasciare liberi alcuni Pit bull (vedi articolo GeaPress).

Il Corpo Forestale della Regione Siciliana ha cambiato strategia, ora l’esca di carne viene sistemata sempre nei pressi ma in un posto tranquillo, fuori dalla portata di curiosi e dei cani.

Proviamo a fare qualche domanda ad un signore che con un grosso Suv sta andando a comprare il giornale.

Da quando c’è questa storia della pantera ogni giorno, di prima mattina, compro tutti i giornali”.

Ma la pantera c’è?
Cosa vuole che le dica, io non l’ho mai sentita, poi … tutto è possibile. Ho visto la Forestale anche stanotte, se non ci fossero loro, … però si vede anche la Polizia. Sono brave persone, stanno lavorando molto. Ho visto che i giornali se la prendono con loro, ma che ci possono fare”.

Si, ma di questa pantera ne avrete almeno sentito parlare? Di tanto in tanto, nel passato?
Il signore ci augura una buona giornata e va via con il macchinone.

Proviamo ad andare in via Erice, all’estremità ovest di Borgo Nuovo, appena sotto la cava dove sarebbero state trovate delle impronte. Quelle trovate ieri, invece, sono difficili da decifrare, probabilmente ce ne vorranno altre. I peli, poi, secondo indiscrezioni raccolte da GeaPress potrebbero essere interessanti anche se forse non proprio quelli rinvenuti nel collare trovato in via Bronte. E’ un mondo strano quello dei trafficanti di animali. Per il Corpo Forestale dello Stato è il terzo capitolo, a livello mondiale, per entità di traffico. Per almeno un terzo è sicuramente in mano ad organizzazioni criminali, spesso legate a narcotrafficanti o ad altri tipi di contrabbando, quali quello di armi. Recentemente droga ed animali sono stati sequestrati in un aeroporto indonesiano (vedi articolo GeaPress) mentre il rapporto Zoomafia della LAV curato da Ciro Troiano, con dovizia di particolari illustra l’ostentata potenza dei camorristi accompagnati da grandi felini e finanche da coccodrilli. Zoo, più o meno legali, spesso coinvolti in grandi inchieste. Finanche attività spettacolari, come quelle basate sulla falconeria (vedi articolo GeaPress) spesso in mano ad organizzazioni criminali, con collegamenti in mezzo mondo, che hanno spogliato i nidi, soprattutto siciliani, di falchi, aquile ed avvoltoi.

Nel frattempo arriviamo in via Erice. Sono all’incirca le 8.30. Da un lato una fila di case ad edilizia popolare dall’altro lato terreno brullo e specie di catapecchie dall’indefinibile attività. Nessuno, ma proprio nessuno ha voglia di parlare. La signora con il cagnolino, un ragazzo in bicicletta, un signore che esce da un cancelletto in motorino. Nessuno però che ti dica che secondo lui quella della pantera è una storia campata in aria. Raggiungiamo la via di Borgo Nuovo che costituisce di fatto una sorta di piazza dove nei giorni scorsi (vedi articolo GeaPress) avevamo raccolto alcune, anche inquietanti, dichiarazioni. Ancora e troppo presto. Solo due persone che hanno tutta l’aria di non voler dire niente. Ci lasciamo prendere dalla sfiducia e ci dirigiamo verso via Misilmeri, dove nei giorni scorsi sarebbe stata avvistata la pantera. Pensiamo alle notizie di ieri (vedi articolo GeaPress). E se poi, se non dalla pantera di Palermo ma da qualcosa di simile, si possono aprire altri insospettabili scenari? Fa niente, siamo arrivati in via Misilmeri, un’altra strada nata per caso a Palermo. Poche decine di metri che conducono a poche ville e che finiscono in un cancello di un’altra. Quando è aperto, è talmente grande che si rischia di continuare senza accorgersi che la strada pubblica è finita. Un grosso pastore tedesco annuncia il nostro arrivo. Questa volta la Forestale sta lavorando bene. Dopo le esche di carne dell’altra notte, ora è il turno di un grosso cosciotto lasciato appeso ad un tronco d’albero a debita distanza dal terreno. Se non sai dove è stata piazzata non la trovi. Tutto attorno la sabbia per le impronte, Stanotte ne sono state trovate altre, alcune sembrerebbero avere la traccia dei cuscinetti tipica dei felini. La gente qui è un pò più propensa a parlare.

Almeno fino a mezzanotte ho visto gli uomini della Forestale che si appostavano” – ci dice una signora con un bel cane dal pelo rossiccio.

Ma la pantera?
E’ stata vista proprio qui. Qualche giorno fa. Certo abbiamo paura”.

Nel frattempo passa una volante della Polizia.

Vengono spesso anche loro, ma ad infilarsi nel bosco sono quelli della Forestale. C’è di “scantarisi” – precisa la signora.

Raggiungiamo la parte più alta di via Misilmeri ed incontriamo quello che riteniamo essere un collega con attrezzatura fotografica. Invece è l’Ispettore Mazza, del Servizio Cites del Corpo Forestale della Regione Siciliana. Aveva capito subito per chi l’avevamo preso e si presenta simpaticamente.

Le persone sono spaventate e continuano a chiamarci – spiega l’Ispettore – Stamani non ero in servizio ma sono venuto lo stesso. Capisco l’ansia di chi abita qui. Cerco di spiegare che della pantera ancora non vi sono prove fotografiche, non è stata documentata”.

Ma le segnalazioni?
Senza dubbio alcune sembrano molto realistiche. Quelle sul muretto di via Bronte, forse più di altre. Non scordiamoci, però, che in mancanza di un punto di riferimento è facile confondersi. Ad una segnalazione non è detto che debba necessariamente corrispondere la pantera. Ad ogni modo le rileviamo tutte. E’ nostro dovere, anche quelle un pò singolari”.

Ad esempio?
Un giovane qui vicino voleva prima le telecamere della tv e poi dirci cosa aveva visto …..”

Nel frattempo si avvicina un signore, fa capire che qualcuno parla di veleno.

Stiamo attenti – spiega l’Ispettore Mazza – l’uso del veleno è illegale e pericoloso anche per l’incolumità pubblica. Comunque dobbiamo tenere in massima considerazione la paura delle persone. Se l’animale morisse avvelenato, potrebbe morire parecchie ore dopo l’ingestione del veleno. Potrebbe morire ovunque e non lo sapremo mai, mentre la psicosi pantera rimarrebbe chissà per quanto tempo”.

I due abitanti della zona sembrano fidarsi dell’Ispettore, la presenza della Forestale è sicuramente rassicurante ed in un ambiente dove non parla nessuno forse già questa è una risposta.

Diciamo all’Ispettore che abbiamo saputo del cosciotto. L’Ispettore ci guarda neanche troppo sorpreso. “Non mi meraviglierei che sapete anche di cosa era”. Di tacchino, rispondiamo noi. L’Ispettore sorride ed aggiunge che probabilmente stanotte l’esca non è stata toccata. “Per le tracce, vedremo – dichiara Mazza – le faremo valutare all’Università”.

Ma della pantera morta da Quatra?
Non posso parlare, c’è una indagine in corso. Posso dire solo che avevamo preso tutte le precauzioni. Ci dispiace, non doveva succedere. Ma di più non posso dirle se non che sono qua, fuori dall’orario di servizio”.

Ma l’indagine è sulla pantera morta o su quella libera?
L’Ispettore sorride di nuovo. “Oggi sono qui di mia iniziativa e non mi va di dirle di allontanarsi, non lo farei comunque”.

Stamane tutto tranquillo, dunque. Cosciotto sano?
Parrebbe di si” conclude l’Ispettore.

Si ricorda che recentemente (vedi articolo GeaPress) il Servizio Cites del Corpo Forestale della Regione Siciliana ha sequestrato un grosso orso presso lo Zoo fattoria del dott. Pietro Quatra. L’animale oggetto di indagine, ed in data successiva dell’intervento di Striscia la Notizia, era privo della necessaria documentazione.

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