GEAPRESS – Si deve solo sperare in un errore di traduzione, ma nelle migliori delle ipotesi dovrebbe trattarsi dell’ultima femmina adulta di rinoceronte bianco del famoso Kruger Park sudafricano. E’ stata uccisa sparandole un dardo soporifero da un elicottero. Dopo poco meno di dieci minuti le è stato segato il corno. Non è peraltro da escludere che l’animale possa essere ancora vissuto una volta risvegliatosi, nonostante la tremenda amputazione. Il piccolo cucciolo, non aveva abbandonato la madre. Andrà ora a fare compagnia ad altri due orfanelli di rinoceronte del Kruger Park. Si tratta del centotrentanovesimo rinoceronte ucciso quest’anno in Sudafrica. Un dato preoccupante se si considera che in tutto il 2009 furono 129. Nell’ottobre dello stesso anno, su 98 uccisi ben 38 provenivano dal Kruger Park.

In 40 anni la popolazione delle due specie di rinoceronti africani (bianco e nero) si è ridotta del 94% e non è difficile immaginare che in questa maniera si arriverà molto presto all’estinzione. In tutta l’Africa ne rimangono meno di diecimila. Più ne diminuiscono e più incide verso l’estinzione, ogni singolo animale ucciso. A poco servono le raccomandazioni della Convenzione di Washington sul commercio di flora e fauna in via di estinzione (Cites), anzi in alcuni casi sembra quasi fornire una agevolazione al commercio di corni.

E’ infatti incomprensibile come a Doha, nell’ultimo meeting della Convenzione (lo stesso che ha permesso di continuare a pescare il tonno rosso), sia stato concesso al Sudafrica di esportare cinque trofei di maschi adulti sudafricani di rinoceronte nero. Altri cinque, invece, riguardano la vicina Namibia. Basta una facile falsificazione della documentazione di viaggio ed i pezzi di corno di maschio adulto sono indistinguibili, ad esempio, da quelli dell’ultima femmina di rinoceronte del Kruger Park.

Solo pochi giorni addietro le autorità del parco avevano annunciato l’arresto di alcuni bracconieri, armati di potenti mitragliatrici, trovati in possesso di due corni sanguinanti di rinoceronti destinati, con ogni probabilità, ad essere trasformati nel manico di un pugnale yemenita o in una statuina cinese magari da vendere a prezzi da capogiro ad un neo magnate russo della finanza come ad un facoltoso collezionista europeo o americano.

Il corno di rinoceronte, viene acquistato negli anelli più bassi della catena criminale a circa seimila dollari, ma, secondo il WWF, un solo grammo della cheratina (la stessa dei capelli umani) compressa nel corno, arriva ad essere quotata fino a 66 dollari. Recentemente ha fatto molto scalpore l’intervista alla modella Elle Macpherson, rilasciata e poi smentita ad un prestigioso quotidiano, abituata a spolverarsi la polverina di corno su alcune pietanze.

I paesi asiatici, ivi compresi quelli di transito, dove viene esportato il corno sono più o meno gli stessi dell’avorio africano. In particolare Vietnam, Cina e Thailandia, come l’ultimo carico di zanne sequestrato proprio pochi giorni addietro (vedi articolo GeaPress, a pezzi in giro per il mondo).

L’enormità dell’incremento del bracconaggio non può essere però solo giustificato con l’apertura, negli ultimi venti anni, di nuovi enormi mercati. Oltre alla utile permissività, anche in situazioni estreme, offerte dalla Convenzione di Washington è probabile che la facilità con la quale agiscono i bracconieri e tutti gli intermediari di una organizzazione criminale ammanigliata nel mondo, possa comprendersi solo ammettendo una diffusa corruzione penetrata fino ai massimi livelli.

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