GEAPRESS – Lo hanno trovato morto pochi giorni addietro. Un giovane gorilla di montagna, nel Parco Nazionale dei Vulcani, in Ruanda. Ad ucciderlo gli effetti nefasti di una trappola – cappio di un bracconiere. Forse sistemata per una antilope, aveva invece finito per uccidere il gorilla, che è morto dopo atroci giorni di sofferenza. Dall’esame autoptico è risultato come il giovane animale fosse disidratato, oltre che a presentare lo stomaco vuoto.

La trappola, cioè, gli aveva impedito di allontanarsi per bene e nutrirsi.

Le autorità locali hanno posto in stato di arresto tre presunti bracconieri. Sono fortemente indiziati di essere loro ad avere sistemato nel Parco Nazionale numerose trappole. In Ruanda, le pesanti sanzioni che riguardano i bracconieri hanno contribuito a rendere più protetta la popolazione di Gorilla di montagna. In recenti censimenti è risultata addirittura in migliori condizioni rispetto agli anni passati.  L’area oggetto di tutela comprende in realtà tre Parchi Nazionali, ricadenti in Ruanda, Congo ed Uganda.

Le disposizioni relative al pugno duro nei confronti dei bracconieri, esistenti in molti paesi, tra cui alcuni africani, non sono purtroppo paragonabili ai reati venatori da operetta che contraddistinguono il nostro paese. Recentemente, in Calabria, è stato fermato un cacciatore con regolare porto d’armi uso caccia, all’interno del Parco Nazionale della Sila. Aveva due precedenti specifici, tra cui uno di caccia all’interno della stessa area del Parco. La legge, però, prevede il ritiro del porto d’armi, solo a condanna definitiva o decreto penale di condanna divenuto esecutivo. Lui, nel frattempo, continua a cacciare in area Parco.

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