GEAPRESS – Era finito in manette lo scorso novembre ed in America il suo arresto aveva fatto molto scalpore. Le sue “opere d’arte”, erano state esposte in più musei e venivano quotate decine di migliaia  di dollari. Peccato, però, che fossero state assemblate utilizzando pezzi di animali rari e  protetti dalla Convenzione di Washington (vedi articolo GeaPress).

De Molina, questo il nome del tassidermista, rischiava fino a cinque anni di carcere. Gli investigatori avevano scoperto come non solo l’artista era consapevole della rarità dei pezzi, ma anche come la sua stessa attività  fosse finalizzata proprio al commercio illecito. Le indagini lo hanno inchiodato e per questo è stato ora condannato a 20 mesi di prigione, su un massimo di cinque anni previsti dalla legge federale statunitense che si occupa della protezione della fauna selvatica. Vale appena il caso di ricordare come la pena ora inflitta, sebbene possa apparire bassa rispetto al massimo consentito, è già superiore a quella prevista per la stessa condotta in Italia. Da tre mesi a un anno, ovvero molto più bassa, anche nell’ipotesi di recidiva, rispetto alla soglia di punibilità. Tutti a casa, oppure con una ammenda. Il reato, però, è oblazionabile. Si paga una cifra e si estingue tutto.

Più o meno negli stessi giorni in cui veniva arrestato De Molina, in Italia veniva denunciato un tassidermista. Operava a Palermo, e sapeva già che non avrebbe rischiato un solo giorno di prigione. E’ probabile che sceglierà l’oblazione, sebbene il valore dell’ammenda sia considerevole (vedi articolo GeaPress).

Intanto, per non poco tempo, De Molina si potrà scordare di assemblare le sue opere d’arte costituite da cobra, pangolini, buceri, rinoceronti e oranghi. Il tassidermista di Palermo, ex Guardia Venatoria, chissà.

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