GEAPRESS – La Libia che fu di Gheddafi è stata bocciata dagli Uffici della Convenzione di Washington, ovvero lo speciale organismo internazionale che dovrebbe sopraintendere, non senza qualche critica, al commercio di flora e fauna in via di estinzione.

Gheddafi, a quanto pare, non avrebbe granchè informato gli Uffici CITES (acronimo inglese della Convenzione) sui dati di importazione ed esportazione di animali esotici. Probabilmente non era neanche in cima ai suoi pensieri, ma parrebbe proprio che li abbia come minimo snobbati. Negli ultimi tre anni, infatti, non avrebbe inviato neanche un misero rigo sullo stato dei commerci di animali esotici.

La Libia, in effetti, è una delle acquisizioni meno antiche tra gli Stati che aderiscono alla Convenzione. Vi ha ufficialmente aderito solo nel 2003, ma le comunicazioni inviate si fermano ad ancor prima delle più recenti omissioni. Poche decine di Fennec e Serval, rispettivamente canide e felide del deserto. Poi, iniziato il 2007, nulla più.

Le Autorità Cites comunicano oggi ai paesi aderenti di non commerciare più animali esotici con la Libia. Rimane da capire, però, qual è la controparte nordafricana con la quale rapportarsi e perchè solo ora si è deciso di prendere questa decisione quando anche altre gravi inadempienze sono state rilevate da parte di Stati che continuano ad avere atteggiamenti quantomeno ambigui nel confronti di trafficanti di animali rarissimi, o loro parti. Elefanti e rinoceronti, primi fra tutti. Gli stessi Uffici della Convenzione hanno, ad esempio, recentemente confermato come l’abuso dei permessi di caccia e la falsificazione dei documenti Cites, siano tra le cause dello sterminio di elefanti e rinoceronti in alcuni paesi africani. Peccato però che le quote di abbattimento per quegli stessi paesi, da dove poi derivano permessi di caccia e documentazione relativa, vengano autorizzate dalla stessa Convenzione.

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