GEAPRESS – Erano state sistemate nel vano della ruota di scorta. Cinquantasette tartarughe, quasi tutte Testudo graeca, pigiate nel piccolo contenitore a sua volta rinchiuso nel bagagliaio di una macchina sbarcata, sabato scorso, dalla motonave proveniente da Tunisi.

Il cittadino tunisino alla guida del mezzo, è stato fermato dal persone dell’Agenzia delle Dogane del porto dei Genova. La perquisizione dell’automobile ha portato così a scoprire il grosso quantitativo di tartarughe. Tutte di piccola taglia, circa 10 centimetri, fatto questo che potrebbe essere funzionale alla più facile immissione nel mercato legale mediante l’uso di certificati Cites riciclati, ovvero riferibile ad altri individui denunciati come nati in cattività e poi morti o illegalmente venduti.

Gli animali si presentavano in massima parte disidratati, mentre uno di essi è stato rinvenuto già morto.

Allertato dall’Ufficio delle Dogane, è altresì intervenuto il Nucleo operativo Cites del Corpo Forestale dello Stato. Secondo la Forestale, quanto scoperto sabato scorso è sicuramente riferibile ad un vero e proprio traffico illecito di grosse proporzioni. Ben lontano, cioè, da importazioni illecite di singole tartarughe effettuate solitamente da ignari turisti.

Il porto di Genova, del resto, è già stato individuato come nodo di un importante traffico di tartarughe che ha portato, proprio in Liguria, alla scoperta di un vero e proprio centro di smistamento di tali animali. Tartarughe arrivate a Genova, poi trasferite a Savona e da qui inviate in varie parti d’Italia. Un anello più basso, ma non meno importante, della stessa catena è stato individuato in Toscana, nei pressi di Massa Marittima (vedi articolo e Video GeaPress).

Eppure, nonostante l’entità di tali importazioni, le pene previste dal nostro ordinamento giuridico, sono di sola natura contravvenzionale. Sebbene l’ammenda può raggiungere la cifra di alcune decine di migliaia di euro è pur vero che la mancanza di misure più decise, come l’arresto in flagranza di reato, è la pressoché impossibilità di potere contestare il forte reato di associazione a delinquere, prefigurano un sistema che non molto preoccupa i trafficanti.

Un tartaruga, una volta immessa nel mercato, può acquisire il valore di alcune centinaia di euro.

Secondo il Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato, le tartarughe di terra continuano purtroppo ad alimentare un vasto mercato illegale. Un fenomeno, sempre secondo la Forestale, che sta inevitabilmente portando ad un depauperamento sostanziale delle popolazioni naturali nei paesi di origine (Tunisia, Marocco, Libia, etc.), facendo temere sempre di più per la totale estinzione.

L’invito della Forestale è pertanto rivolto anche agli ignari turisti che spesso, specie nei mercatini nord africani, si vedono proposte alla vendita tartarughe protette. Non sanno, però, che alla dogana il povero animale verrà sequestrato mentre al possessore verrà contestata una denuncia che potrebbe concludersi con il pagamento di una pesante ammenda.

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