GEAPRESS – E’ ancora il sud est asiatico a rilevare le vie più intricate dei commerci mondiali di animali esotici. Animali per tutti gli usi. Dalla pentola, ai terrari (anche europei), per non parlare dell’avorio ed infine la vivisezione. Spesso dichiarati come nati in allevamento, gli animali, in realtà, continuano ancora ad essere prelevati in gran numero in natura. E che dire, poi, delle condizioni degli allevamenti? Se già è difficile dire di quelli nostrani (spesso ne abbiamo notizia nei resoconti degli interventi delle Forze dell’Ordine) chi giurerebbe sulle condizioni di quelli di Hong Kong, piuttosto che di Kuala Lampur?

L’ultimo caso è a dir poco clamoroso, visto che riguarda un numero non molto alto di scimmiette (368 in dodici anni) che dall’Indonesia sono arrivate per i laboratori della sperimentazione animale australiana. Parrebbero non provenire, come invece finora dichiarato, da allevamenti, ma bensì da catture in natura. Lo avrebbe rilevato, già nel 2009, la BUAV inglese, dopo una indagine eseguita nell’isola di Tinjil. La questione ora è stata posta alle autorità governative australiane, anche perché in quel paese di allevamenti di Macaco nemestrino settentrionale (questo il nome della scimmietta importata) ve ne sono ben tre. Che motivo c’era di andare a spendere, e rischiare, in Indonesia? L’unico motivo (oltre all’uguale crudeltà dell’uso, sia che di allevamento o prelevati in natura) è il prezzo. Prelevare in natura continua ad essere più conveniente di allevare in cattività. Del resto, alcuni noti allevamenti di fauna esotica, sono risultati ricollegabili, proprio nel sud est asiatico, ad altrettanti noti nomi di trafficanti internazionali di fauna esotica.

Commerci che non sembrano conoscere sosta e che fanno anche registrare preoccupanti evoluzioni nelle tappe intermedie finora note. Stante quanto dichiarato appena la scorsa settimana dalle autorità governative della Malesia, il loro paese non è più tappa intermedia ma anche di destinazione finale. L’ultimo sequestro del quale si è avuto notizia, è avvenuto lo scorso venerdì. Otto pelli di tigre, nove zanne di elefante e 22 sacchi di ossa da utilizzare, queste ultime, per la medicina tradizionale orientale. Il sequestro è avvenuto nel distretto settentrionale di Kedah. Appena il giorno prima un altro sequestro, forse più singolare, in un paese fornitore del cruciale nodo del sud est asiatico. Nel Jharhand, stato dell’India nord orientale, due zanne di elefante, per un peso complessivo di 32 chili. La singolarità consiste nel fatto che il povero animale era stato trovato morto con ancora entrambe le zanne. Poi, quando si sono presentate le autorità del posto, le zanne erano misteriosamente scomparse. Sono state rintracciate, però, da uno dei cani appositamente utilizzati nel rintracciare parti di fauna selvatica. Il progetto, voluto dall’Ufficio Traffic del WWF, si avvale dell’utilizzo di sette cani ed è destinato a ridurre il contrabbando di animali, o loro parti, spesso trasportati all’interno di valige.

Lo stesso giorno del sequestro indiano, ad esempio, nell’aeroporto di Merauke, in Indonesia, sono state rinvenute all’interno di una valigia ben 690 tartarughe muso di porco. Si tratta di animali molto utilizzati sia per la cucina orientale che per la terraristica (europea compresa). Sul finire di gennaio, nello stesso aeroporto, altre 1495 tartarughe appartenenti alla stessa specie. In entrambi i casi, il volo era diretto alla capitale Giacarta. Da qui si parte per ogni destinazione al mondo (via autobus compresa, vedi articolo GeaPress).

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