GEAPRESS – La guerra contro i trafficanti di fauna selvatica è persa, ed il sequestro delle 1041 zanne, avvenuto lo scorso 25 agosto a Zanzibar, ne è il più chiaro segnale. A dichiararlo è James Isiche, Direttore per l’Africa orientale di IFAW (International Fund for Animal Welfare). Secondo IFAW, in questi giorni impegnata a Gaborone, in Botswana, in un meeting con le autorità dell’Interpol sulla prevenzione del commercio illegale di fauna, si dovrebbe finire di parlare di stupore e sorpresa a proposito dei sequestri. Questi, infatti, rappresentano solo un piccola parte di una scia, ormai continua, di traffico illegale.

Se la tesi di IFAW è corretta la situazione è più che preoccupante. Basta vedere il numero impressionante di sequestri che si sono avuti in poco più di venti anni. Addirittura 17.000 dal 1989, secondo l’Elephant Trade Information System, il particolare sistema elaborato dell’Ufficio Traffic (in Italia rappresentato dal WWF) per conto degli Uffici Cites. Il sequestro di Zanzibar, di fatto quasi uno Stato autonomo nella Tanzania, rappresenta il primo per entità dal 2007 ed il secondo in assoluto dal 2002. Le zanne erano nascoste in scatole di acciughe, al fine di confondere con il loro odore, eventuali ispezioni. Tanzania e Kenya rappresentano i principali paesi di esportazione dell’avorio, questo nonostante il Kenya, in particolare, applichi politiche particolarmente restrittive. Il carico di zanne era arrivato da Dar es Salaam e per due settimane è stato stoccato in un magazzino nei pressi di Stone Town, in attesa di partire per la Malaysia.

E’ proprio quest’ultimo paese, secondo le autorità Cites (acronimo della Convenzione di Washington sul commercio di specie rare) che rappresenta una via di transito ideale per i trafficanti. Secondo le autorità Cites, che domani, a Ginevra, concludono l’incontro del Comitato Permanente, i principali importatori sono Cina e Vietnam, dove probabilmente erano dirette le zanne. Sempre secondo gli Uffici Cites, le principali falle nel sistema di controllo del commercio di avorio, sono rappresentate dalla certificazione dei permessi di caccia e dai certificati di esportazione.

Una scappatoia divenuta ormai quasi una prassi. Del resto solo il 10% dei carichi illegali viene intercettato. Considerato i guadagni stratosferici, rappresenta quasi una tassa da pagare. Basti pensare che il valore, allo stato grezzo, dell’avorio sequestrato nello Zanzibar è pari a circa 4 milioni di dollari.

Ma quanti sono i quantitativi di avorio che è possibile commerciare legalmente? Gli elefanti che per quest’anno si possono uccidere in Africa, sono pari a 1520. 400 per il Botswana, 100 per il Mozambico, 90 in Namibia, 150 in Sudafrica, 500 in Zimbabwe, 80 nello Zambia e 200 nella stessa Tanzania, che, per la cronaca, è uno dei principali esportatori di fauna selvatica in assoluto. Dai fenicotteri per gli zoo ai rettili per i terraristi. Se già in un solo sequestro almeno 500 elefanti, illegalmente, sono stati fatti fuori ed il tutto è agevolato dai permessi per abbatterne legalmente 1520, non c’è certo da stare allegri. Anzi, a non dovere stare allegro, è innanzi tutto l’elefante che, a prescindere se illegalmente o no, è ormai avviato verso … una battaglia persa.

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