GEAPRESS – 2629 elefanti. A tanto ammonta, per il solo 2011, il numero di pachidermi sicuramente uccisi in Africa, così come è possibile desumere dai sequestri di zanne operati l’anno scorso. A diffondere il dato è IFAW (International Fund for Animal Welfare) la quale, in un recente report, ha messo in evidenza le gravi lacune esistenti in Cina, ovvero il principale mercato di avorio esistente al mondo. Questo sia sotto il profilo del controllo doganale che nella vendita, specie quelle on line.

Se poi si considera come gli interventi di polizia riescono ad incidere per non più del 10% (bene che vada) del totale contrabbandato è facile immaginare come i 500.000 elefanti ancora viventi (stime, peraltro, non esenti da critiche) hanno ben poco da stare allegri.

Solo pochi giorni addietro, una tonnellata e mezzo di avorio è stata posta sotto sequestro nello Sri Lanka. Proveniva dall’Uganda. Le zanne, quindi, erano state imbarcate in un porto kenyota e poi avevano fatto scalo nel Dubai. Verosimile come, anche in questo caso, la destinazione finale fosse la Cina.

Il 24 maggio scorso il problema del contrabbando di avorio ha fatto capolino pure nel Senato americano. Forse in maniera un po’ assurda, visto che per porre al centro della questione il problema della sicurezza nazionale derivante da tale contrabbando si è richiamato l’elefante simbolo del capitalismo. Ad ogni modo, all’incontro, era presente un rappresentante della Convenzione di Washington. Aspetto, forse, ancora più incomprensibile, visto che sono proprio questi uffici a rilasciare i permessi di caccia legale che consentono, tramite l’emissione di apposita certificazione di viaggio purtroppo facilmente falsificabile, l’escamotage ideale per i contrabbandieri.

Già gli stessi permessi di caccia, ebbe a dichiarare tempo addietro l’Autorità competente della Convenzione di Washington, sono facilmente falsificabili.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati