GEAPRESS – Le foto che pubblichiamo rappresentano solo una breve rassegna. Impossibile dire a quale zoo fanno riferimento ma di sicuro le antilopi sventrate, i grandi uccelli capitozzati, i cuccioli di zebra e tanto altro orrore, appartengono ad uno zoo italiano. Alcuni contesti esaminati lasciano pochi dubbi. Alcune foto ora riportate, come ad esempio quella del cucciolo di zebra morto, facevano inoltre parte del primo materiale diffuso da GeaPress sullo zoo degli orrori ed oggetto di interrogazione parlamentare al Ministro della Salute da parte dell’On.le Elisabetta Zamparutti (vedi articolo GeaPress).

Alla prima iniziale mostra di devastazione, fatta di animali morti accatastati tra cibo e fango, si aggiunge ora altro materiale che denuncia (almeno dalla prima visione delle foto) molto di più. Trappole piazzate per catturare volpi selvatiche, alcune lasciate morire al cappio (come anche tassi e gatti domestici) altre uccise con il tanax, potente farmaco da utilizzare previa anestesia che provoca la morte per paralisi muscolare (morte per blocco cardio circolatorio). Se prima non viene fatta l’anestesia, l’animale rimane cosciente fino alla morte. Ma le fotografie mostrano ben altro. Leoni in gabbie da lilliput, vitellini di bue watussi lasciati morire, teste di adulti di bue watussi gettate all’aperto in terra, trappole a cappio metallico piazzate nei punti di passaggio degli animali selvatici. Ed ancora: cicogne bianche, nandù ed antilopi fatte predare, con stomaci sventrati e teste mozzate, un ippopotamo morto e lasciato putrefare nella stalla, cataste di grossi tranci di carne gettate in terra ed in continuità con verdura e frutta fresca.

Dalla tipologia delle specie animali mostrate (tra cui, vedi articoloGeaPress, il grosso scimpanzé) è molto probabile che la struttura in oggetto non sia uno dei tanti serraglietti sparsi per l’Italia e salvati dalla legge italiana sugli zoo. Più probabilmente si tratta di uno zoo d’eccellenza al quale non è comunque difficile adeguarsi ai ridicoli parametri stabiliti dalla legge italiana che ha la presunzione di avere disciplinato i giardini zoologici. Alcuni indizi rintracciati porterebbero e fare presupporre che la struttura sia stata pure attenzionata dal Corpo Forestale dello Stato per la consegna di animali sequestrati. Di sicuro rappresentano uno spaccato di quello che avviene dietro le quinte di strutture che sono molto brave a pubblicizzarsi per la salvaguardia delle specie in estinzione. In aggiunta, i loro animali sembrano quasi essere dotati del dono dell’immortalità. Un artifizio mediatico che ha salvato, proprio grazie all’appropriazione del tema della salvaguardia della biodiversità, la crisi d’identità che negli anni settanta stava portando alla chiusura di strutture che mortificavano l’amore per la natura e gli animali mostrandoli in aree di detenzione, ovviamente (come adesso) a pagamento.

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