GEAPRESS – Brutta avventura per un elefantino di due mesi nello stato indiano dell’Assam. Un branco di elefanti transitante nei pressi di una piantagione di tè ha rischiato di perdere uno degli ultimi nati perché caduto in un fosso costruito a protezione dei coltivi. L’elefantino ha prima tentato di liberarsi da solo ma poi, considerata l’impossibilità, è stato per due giorni aiutato dalla madre che non ha fatto avvicinare nessuno al luogo ove era caduto. Di fatto è stata lei l’involontaria causa del prolungarsi delle sofferenze del piccolo.

In India, infatti, un team di esperti facenti capo all’IFAW (International Fund for Animal Welfare), opera con successo il recupero di molti animali della fauna selvatica. Inizialmente si è tentato di sedare la madre, poi si è ricorsi a due elefanti in cattività nel tentativo di tenerla a distanza. Infine, si è allontanata quanto è bastato per tirare fuori il piccolo elefante, ormai sfinito, e farlo ricongiunge alla femmina rimasta nei pressi. Appena iniziato a trotterellare con la madre, il piccolo è però nuovamente caduto in un altro fosso. La madre, nel tentativo di salvarlo, ha di fatto nuovamente impedito i soccorsi ma questa volta si trattava di una piccola depressione, e l’elefantino ha velocemente riguadagnato la libertà, pur barcollando.

Purtroppo, non sempre la conclusione è a lieto fine. Il reinserimento nel branco non è così semplice. In alcuni casi, poi, gli stessi abitanti, considerando l’elefante la reincarnazione di Ganesha, lo cospargono di unguenti colorati come atto di devozione. Gli elefantini, se scampati alla vita nei campi, arrivano così in un centro di riabilitazione vicino Kaziranga.

L’India, ormai da parecchi anni, ha bloccato le esportazioni di elefanti, che ora godono del massimo grado di protezione offerto dalla Convenzione di Washington sul commercio di flora e fauna in via di estinzione. Purtroppo ancora non è per tutti i paesi, come ad esempio la Tailandia, la quale ha recentemente esportato in uno zoo australiano alcuni giovani elefanti precedentemente utilizzati nel corso di cerimonie religiose.

Dietro tali viaggi, mascherati con l’esigenza di conservare la specie in via di estinzione, si nascondono i tentativi di riuscire a riprodurre i pachidermi in cattività. Evento difficile e, per ora, specialistico. In tal maniera i piccoli nati potrebbero tranquillamente essere scambiati tra zoo o, in linea teorica, finire addirittura a fare i pagliacci nei circhi equestri. Fino ad ora questi ultimi hanno cercato di rinfoltire la loro popolazione di elefanti, sempre più vecchi, tenuti in cattività acquistando gli elefantini frutto delle cacce di selezione in alcuni paesi africani. In alternativa ad un centro di riabilitazione finiscono così sotto il tendone. In alcuni casi hanno tentato poi di contrabbandarli dall’India. Entrambe le tipologie di approvvigionamento sono state sfruttate da alcuni circhi italiani, anche molto noti.

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