GEAPRESS – L’allevatore invitava all’acquisto esaltando le doti di domesticità dei suoi pappagalli. Per dimostrare il tutto li faceva prendere in mano ai bambini, nel corso dei mercatini rionali ove si commerciano piccoli animali domestici, selvatici ed esotici. In realtà i poveri pappagalli avevano le ali con le penne remiganti avvolte nel nastro adesivo o addirittura tagliate. Da qui l’insolita apatia che consentiva però all’allevatore di ben veicolare il suo messaggio pubblicitario. La presunta domesticità serviva, inoltre, ad ottenere un prezzo di vendita ben superiore al valore di mercato dei pappagalli, tutti appartenenti alla specie Platycerus eximius (Rosella comune).

L’intervento del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) del Corpo Forestale dello Stato di Cuneo, consentiva non solo di svelare il raggiro reso possibile grazie al maltrattamento degli animali, ma anche di evidenziare come tutti i pappagallini detenuti fossero privi della necessaria certificazione Cites e dell’anello inamovibile obbligatorio per legge. In altri termini, non ne era possibile determinare la provenienza e la loro detenzione avveniva in violazione delle leggi relative alla Convenzione di Washington (il cui acronimo inglese è CITES) sul commercio di specie minacciate di estinzione.

I mercatini attenzionati dal Corpo Forestale riguardano i paesi di Fossano, Vicoforte e Mondovì. Nel corso dei controlli sono stati riscontrati anche illeciti di natura amministrativa.

I pappagalli sono stati sequestrati ed affidati dalla Forestale ad un centro specializzato. 

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