GEAPRESS – E’ di lunedì scorso la discussione, in seno alle Nazioni Unite, sui pericoli per la fauna selvatica derivanti dal bracconaggio e dal traffico illecito dei suoi derivati (corni di rinoceronte, avorio, corallo etc…).

Un pericolo, quello del contrabbando, equiparato al traffico di droga e corruzione. A New York il problema è così divenuto oggetto di dichiarazione degli stessi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, ovvero coloro ai quali viene conferita la principale responsabilità del mantenimento della pace e della sicurezza globale. Cina, Regno Unito, Francia, Russia e Stati Uniti d’America.

I danni causati dal bracconaggio alla fauna selvatica sono secondo i rappresentanti dei cinque Stati, in rapida crescita a livello internazionale. Un fenomeno, in alcuni casi, preso in seria considerazione anche da quei paesi che maggiormente risultano vittime. Per il Presidente del Gabon, Ali Bongo, la criminalità organizzata sta danneggiando sempre più l’ambiente e la biodiversità. “Il Gabon – ha riferito il suo Presidente – intende rafforzare le pene per combattere questo fenomeno. Uno sforzo, però, che richiederà una maggiore cooperazione giuridica internazionale“. Forse un riferimento alle pene previste dai paesi importatori, in alcuni casi, come in Italia, decisamente irrilevanti rispetto alla vastità ed organizzazione del fenomeno. Basti pensare che i contrabbandieri di fauna esotica, colti in flagranza di reato nel nostro paese, sono puniti con reati di sola natura contravvenzionale. Niente reati delitti, ovvero i reati gravi.

Ad ogni modo c’è di peggio. Secondo il Ministro francese allo sviluppo Pascal Canfin, “ci sono ancora interi settori che non presentano un sicuro riferimento di legge“. Il Ministro alludeva al diritto internazionale, poi dallo stesso definito come carente in tema di saccheggio delle risorse naturali. Giova appena ricordare che la principale disposizione attualmente in vigore a livello internazionale è quella della Convenzione di Washington sul commercio di flora e fauna in via di estinzione. Le pene non particolarmente significative previste da alcuni paesi, tra cui l’Italia, derivano proprio da questa disposizione.

Una disposizione, ad avviso del Presidente del Gabon, che andrebbe rafforzata. Il Gabon, sotto l’attenta supervisione del WWF, è uno dei pochi paesi africani che ha deciso di distruggere le scorte di avorio sequestrate ai bracconieri. Altri Stati, invece, li vendono legalmente fornendo però in tal maniera la via per l’immissione nel mercato di avorio di contrabbando. Questo grazie alla facile falsificazione dei documenti.

Secondo Wendy Elliott, responsabile del programma conservazione del WWF, il traffico illegale di fauna selvatica non è purtroppo considerato come reato grave da molti governi. “Chiediamo loro – ha riferito il responsabile del WWF – adeguate risposte contro questo crimine“.

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