GEAPRESS – E’ ancora la protezione del rinoceronte e dell’elefante, come già comunicato dal WWF nei giorni scorsi (vedi articolo GeaPress) il tema principale che si sta in queste ore discutendo a Ginevra, nel corso dei lavori del Comitato permanente della CITES.

L’organismo internazionale dovrebbe mettere in atto quei provvedimenti necessari alla maggiore tutela delle due specie. Soluzioni che rischiano, però, di risultare ridondanti.

Sia rinoceronte che elefante, stanno conoscendo una recrudescenza senza uguali degli atti di bracconaggio. A dirlo sono gli stessi Uffici Cites, proprio in occasione del meeting di Ginevra. Per le uccisioni di elefanti si tratta dei dati più alti mai registrati a partire dal 2002 e le cause sono da ricercare nella povertà dei paesi esportatori di zanne e nella debolezza dei loro governi. Eufemismo, forse, per evitare la parola corruzione. Particolare attenzione viene posta alla Cina, dove è ormai risaputo, sempre presso gli Uffici Cites, come sia lei la grande importatrice di avorio grezzo. A Ginevra, pertanto, si sta discutendo di predisporre maggiori controlli nelle varie tappe del percorso dell’avorio, oltre che il finanziamento di un fondo speciale.

In questi anni, però, il WWF ha posto più volte l’attenzione sul fatto che la Cina è stata altresì autorizzata all’importazione dell’avorio. La falsificazione dei documenti ufficiali, potrebbe cioè avere contribuito all’incremento del bracconaggio. In alcuni paesi africani, inoltre, l’elefante è regolarmente cacciabile. Ditte di safari operano ospitando ricchi cacciatori occidentali (italiani compresi). Tra gli escamotage messi in atto per spacciare come legale l’avorio invece frutto di bracconaggio, vi è proprio, oltre alla falsificazione dei certificati di esportazione, l’uso irregolare dei permessi di caccia.

Stesse motivazioni per l’abnorme incremento dell’uccisione dei rinoceronti. I trafficanti devono onorare la crescente richiesta di polvere di corno, utilizzata per pratiche della medicina tradizione, (prive di ogni fondamento scientifico) ed in minor misura per manufatti come nel caso dei manici di pugnale.

Secondo gli Uffici Cites nel solo Sudafrica si è passati dai 13 rinoceronti uccisi nel 2007, ai 330 dell’anno scorso. Già quest’anno il numero delle uccisioni fa presupporre che verrà superato il record negativo.

Sudafrica, ma non solo. Tra gli imputati vi è anche la Repubblica Democratica del Congo, il Mozambico, lo Zimbabwe e, per l’Asia, India e Nepal dove è protetto. Con l’esclusione del Congo, negli altri due paesi africani operano ditte di caccia collegati ad elementi sudafricani. Alcuni di questi sono stati recentemente condannati.

Eppure, se falsificazione dei documenti di esportazione ed abuso dei permessi di caccia, rientrano tra le principali vie utilizzate dai bracconieri, basterebbe non concedere più quote di abbattimento. Invece, ancora oggi, sono rilasciate dalla stessa Cites a più paesi africani e per entrambe le specie. 

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