GEAPRESS – Secondo il WWF, che ha citato alcune fonti locali, i bracconieri di elefanti parlavano arabo. Un particolare in più che potrebbe confermare la presenza di sconfinamenti, nel Chiad, di cacciatori di frodo sudanesi. Non è la prima volta che succede (vedi articolo GeaPress ). Una strage che era già avvenuta nel 2011 (vedi articolo GeaPress).

Armati fino ai denti e disposti a razziare anche in Camerun e Repubblica Controafricana. Questa volta nel Ciad i bracconieri hanno ucciso 86 elefanti, tra cui 33 femmine gravide (foto SOS Elephants) e 15 cuccioli.

Una nuova strage che potrebbe rappresentare il colpo di grazia per l’ormai depauperata popolazione di elefanti africani del Ciad. Stragi che si ripetono soprattutto nel corso della stagione secca.

L’attacco serebbe avvenuto tra il 14 ed il 15 marzo nel Ciad meridionale, vicino al confine con il Camerun. Un fatto, questo, che preoccupa ancora di più sul  possibile ulteriore sconfinamento. Sempre secondo il WWF, nel solo 2012 in Camerun sarebbero stati uccisi oltre 300 elefanti. Una tragedia che il paese africano sta cercando di fronteggiare con l’ausilio di elicotteri militari e centinaia di soldati dislocati nei parchi nazionali.

A confermare l’attacco è anche IFAW (International Fund for Animal Welfare). Una brutalità inaudita che non ha risparmiato, secondo IFAW, nemmeno le femmine gravide. Organizzazioni criminali multinazionali che sfruttano la povertà delle popolazioni locali e le intermediazioni di alcuni paesi della penisola indocinese. Il sospetto è che i trafficanti abbiano la loro testa in Cina.

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