falco pellegrino incappucciato
GEAPRESS – Reti per uccellagione, attrezzature per arrampicata, munizionamento a pallettoni ed un fucile rinvenuto tra la vegetazione su cui sono in corso accertamenti. E’ questo solo parte di quanto sequestrato a quello che il Corpo Forestale definisce un noto falconiere della provincia di Catania.

A seguito di perquisizione disposta dalla Procura di Catania ed effettuata da personale della sezione di P.G. del Corpo Forestale dello Stato e da personale dei Servizi specialistici della C.I.T.E.S. (Convention on International Trade in Endangered Species) del Corpo Forestale dello Stato e del Corpo Forestale Regionale Sicilia, sono stati infatti rinvenuti due esemplari vivi di Falco pellegrino che sarebbero risultati carenti di relativa certificazione.

In particolare, riferisce sempre il Corpo Forestale, uno degli esemplari risulterebbe  privo di documentazione attestante la provenienza, mentre l’altro esemplare (più giovane) era accompagnato da un certificato  riportante almeno 7 anni di più.

Al falconiere, sono stati inoltre rivenuti  due esemplari di falco pellegrino ed un barbagianni morti che risulterebbero privi di marcaggio, dalla provenienza ignota. Sempre nello stesso allevamento, erano inoltre detenute sei Testudo Hermanni (Tartaruga comune) e tre Calandre (la specie più grande appartenente alla famiglia delle Allodole). Tutti gli specimens sono stati sequestrati e quelli vivi sono stati affidati in custodia al Centro di Recupero della Fauna Selvatica per la Provincia di Catania.

I reati dai quali dovrà difendersi il falconiere fanno riferimento alla legge in materiale venatoria ed a quella sulla Convenzione di Washington.

Sono ormai centinaia, ogni anno, gli animali e le piante che il Corpo Forestale restituisce al proprio ambiente naturale contribuendo alla salvaguardia della flora e della fauna facenti parte dell’orizzonte ambientale verso il quale anche le future generazioni hanno il diritto di poter guardare.

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