GEAPRESS – Sono milioni i primati ogni anno commerciati nel mondo. Questo secondo un recentissimo studio pubblicato su Endangered Species Reserch, la struttura specializzata dell’organismo scientifico indipendente Inter-Research Science Center.

In buona parte si tratta di scimmie uccise per essere affumicate e mangiate. In un solo anno, nei circa 100 siti controllati, ne sono state rinvenute per questo scopo non meno di 150.000. Un punto caldo di questo fenomeno è il Cameroon. Vi sono poi gli animali autorizzati dalla Cites come trofei di caccia, come pets ed, ovviamente, non poteva mancare la vivisezione. Il picco di quest’ultima specializzazione si è già raggiunto tra gli anni 60 e 70 e coinvolge oggi circa 50.000 scimmie indiane e 30.000 peruviane. Se fino al 1990 il rapporto tra animali catturati ed animali di allevamento era pari all’incirca al 50%, oggi predominano gli animali di cattività. Circa 53.000 su 71.000 del totale stimato.
Non bisogna però scordarsi che un numero cospicuo di scimmie è commerciato in maniera del tutto illegale. In special modo gli animali vengono prelevati dalla Cambogia, Laos e Vietnam. Si tratta, in modo particolare, del Macaco cinomolgo (Macaca fascicularis). Dal Perù e dal Brasile è invece segnalato il traffico illegale di primati aplorrini, ovvero appartenenti al genere Aotus, scimmie notturne o mirichine. Ad ogni modo fin dal 1995 i maggiori esportatori sono Cina (31%) ed Isole Mauritius (18%). I maggiori paesi importatori sono USA, Giappone e la stessa Cina.

Cosa succederà ora dopo che uno dei maggiori produttori di vivisezione, ovvero l’Unione Europea, ha varato lo scorso otto settembre la nuova direttiva che consentirà di sperimentare pure sui cani randagi? Prevarranno le disposizioni nazionali, ma a tutto vantaggio degli stati meno rispettosi dei diritti degli animali. I cani randagi, ad esempio, in Italia non si potranno toccare perché tutelati dalla legge sul randagismo. E nei paesi che non godono di questa protezione? Essendo stata tale Direttiva voluta dalle lobby industriali (vedi intervista GeaPress) con ricatto occupazionale di abbandonare i paesi della UE, è chiaro che più una legislazione di un singolo stato difenderà gli animali, più le lobby vivisettrici si trasferiranno in paesi meno vincolanti. Nel caso, anche fuori dei confini della UE, come del resto avevano minacciato di fare se la Direttiva sterzava minimamente in difesa degli animali.

Le industrie vanno dove si fanno affari e questi, spesso, sono inversamente proporzionali alle garanzie legislative. Sarà un caso ma recentemente Singapore ha annunciato di volere incentivare l’arrivo delle industrie del farmaco (vedi articolo GeaPress). Secondo voi, le industrie risponderanno? 
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