GEAPRESS – Nuovo sequestro di avorio nel bresciano. Ad intervenire probabilmente la Guardia di Finanza forse della stessa Tenenza di Desenzano (BS) che già nei giorni scorsi aveva messo a segno un altro importante sequestro di ben 63 oggetti di avorio lavorato, del valore di circa 30.000 euro. Erano ancora da vendere probabilmente tramite la stessa casa d’asta di Trieste che li aveva acquistate (vedi articolo GeaPress).

Questa volta si tratta di due zanne di elefante di circa 70 cm di lunghezza e del valore, al mercato nero, di circa 3000 euro. Si tratterebbe di un rigattiere che aveva pubblicato l’inserzione su un giornale di annunci locali ed a quanto pare, come i due soggetti denunciati nei giorni scorsi, non avrebbe collaborato con gli investigatori.

Evidentemente il commercio dell’avorio conviene e la materia prima è abbondante. Solo negli ultimi giorni, oltre al precedente sequestro di Desenzano, sono state sequestrate in Indonesia e Malesia (vedi articolo Indonesia e articolo Malesia ) grossi quantitativi di avorio, mentre l’ennesima strage di elefanti è stata annunciata in Ciad (vedi articolo GeaPress).

Il problema dell’ingente traffico di avorio è dovuto all’incredibile permissivismo degli uffici della Convenzione di Washington che continuano a fornire i permessi ad alcuni stati di commerciare partite sequestrate o derivanti da cacce di selezione. I canali legali consentiti con documenti di facile falsificazione, di fatto costituiscono la copertura per le partite illegali.

Si calcola che non oltre il 10% dell’avorio illegale venga sequestrato. In pratica, quasi una tangente da pagare. Se invece le partite sequestrate o provenienti dalle criticatissime cacce di selezione, fossero distrutte (come nei sequestri di droga) si ridurrebbero grandemente i canali di smercio anche per l’avorio legale. Non a caso il bracconaggio è enormemente aumentato da quando è stata riaperta la caccia agli elefanti. Questo nonostante in solo venti anni la popolazione di elefante africano si è ridotta da due milioni di individui a circa 500.000, dato che da solo la dice lunga sull’assurdo delle cacce di selezione, sicuramente utili, però, alle ditte di caccia che non ad altro.

L’altro problema riguarda l’esiguità della pena. Se i commercianti indonesiani e malaisiani (il primo è un esperto d’arte) sono stati arrestati in flagranza di reato, i tre denunciati italiani di questi giorni non potevano, stante la legge in vigore, che essere denunciati a piede libero e sull’ammenda da pagare, bisognerà aspettare l’iter processuale e gli evenutali cavilli da rito abbreviato ed attenuanti varie. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).