GEAPRESS – Sono circa tre milioni i canguri uccisi ogni anno in Australia, per l’industria della carne e non solo. A sostenere le motivazioni di un lucroso decennale sfruttamento, sono i paventati danni all’agricoltura, in realtà non da tutti accettati per la loro validità.

Sta di fatto che tre milioni di animali finiscono nei piatti della consumazione umana, animale (mangimi ed integratori di mangimi) ma anche come parti di calzature ed altri manufatti per l’abbigliamento.

Nel 2009 un primo decisivo colpo al commercio di carne di canguro, venne dalla Russia. Bando delle importazioni. I problemi non furono di ordine protezionistico, ma sanitari. In particolare venne sollevato il rischio di contaminazione con ceppi di salmonella ed Escherichia coli. Ci fu anche la scelta della nota multinazionale Adidas. Sensibile alle istanze animaliste, decise lo stop all’utilizzo delle pelle di canguro da utilizzare per le proprie calzature.

Colpi incassati ma mal sopportati dal settore australiano che si basa, ancora oggi, sul commercio di parti di canguro. Quote di esportazione inizialmente volute dai paesi del Commonweath. Del tutto estranea a tali vincoli è ovviamente la Russia che pare abbia recentemente confermato, sempre per motivazioni sanitarie, il divieto di importazione di carne ed altri derivati di canguro. Questo nonostante le rassicurazioni sanitarie provenienti dal Governo australiano.

Divieti che ovviamente, per l’industria di settore, non promettono nulla di buono. Previsioni tanto negative da far recentemente affermare, ad un rappresentante della Kangaroo Industry Association of Australia la seguente frase: “stiamo iniziando a prendere seriamente in considerazione la fine del settore“.

Tutto vero, oppure una minaccia da indirizzare sui paventati danni al settore agricolo e zootecnico in particolare? Di certo se l’Australia non esporta, il settore va in crisi. Le immagini scioccanti di centinaia di canguri, centrati da colpi di fucile esplosi di notte e grazie all’ausilio di fari, hanno fatto il giro del mondo. Milioni di persone hanno visto quei poveri animali agganciati per le zampe posteriori alle macchine dei cacciatori, in molti casi ancora vivi. Scene orrende, tra i movimenti convulsi del dolore e schizzi di sangue. E’ bastato fare vedere cosa c’era dietro quell’industria per indignare e, forse, determinare, alcune scelte.

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