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GEAPRESS – Gli attentati che hanno sconvolto il Kenya, provocando la morte di 148 persone, potrebbero avere una vecchia radice ben intrecciata con il traffico di avorio.

Una lunga storia, quella dei banditi somali che, a partire dal 2006, data alla quale si riconduce la fondazione di al-Shabaab, sono probabilmente confluiti nel gruppo terrorista.

Nel  luglio 2010, invece, nel corso della finale del campionato del mondo di calcio che si è svolto in Sudafrica, al Shabaab  ottiene il palcoscenico internazionale.  In Uganda, a Kampala, vennero uccise 76 persone mentre erano intente  a guardare la finale di calcio.  Fu questa la  vendetta per l’appoggio del governo ugandese a quello di transizione della Somalia, sostenuto dall’Onu.

In tal maniera, ricorda una indagine dell’ONG Elephant Action League conclusa nel 2012, al-Shabaab si presentò sul palcoscenico mondiale, risultando chiari gli stretti legami ormai ottenuti con al-Qaeda.

Da allora venne rafforzata la pressione dei paesi africani sulla Somalia, ma ben poco è stato evidenziato sulle fonti di sostentamento locali del gruppo terrorista.

Elephant Action League, suppone che il traffico di avorio contribuisca fino ad oltre il 40% .

Non è da escludere che al-Shabaab ha nel tempo inglobato gruppi  dediti al bracconaggio oltre confine. Elefanti e rinoceronti sono stati, fin dagli anni 70, le principali vittime in Kenya dei cacciatori di frodo somali. Chi non ricorda il film  “Nata Libera” e la nota serie di telefilm della leonessa Elsa? Erano ispirati ad una storia vera, che aveva visto protagonisti George Adamson e la moglie Joy. A loro si deve la riabilitazione di alcuni leoni provenienti da zoo europei. George Adamson, in particolare, descrisse quel periodo nel libro “La mia vita con i leoni”. Venne assassinato il 20 agosto 1989 nel Kora National Park, proprio da banditi somali. Nel 2007  fu  la volta di tre Rangers uccisi sempre per mano dei banditi somali nei pressi del fiume Tana, nel Tsavo National Park.  Nel 2006, poi, la probabile orgine di al-Shabaab in Somalia, che fa seguito alla sconfitta dell’Unione delle Corti Islamiche nella guerra contro il Governo Federale di Transizione appoggiato dall’Etiopia. Una costola delle Corti con riferimenti religiosi diversi da quelli nazionali (e per questo probabilmente divisa al suo interno), che ha preso il sopravvento in ampie aree della Somalia. Solo aiuti di paesi compiacenti o anche forme di finanziamento locali? In molti, per quest’ultima ipotesi, hanno fatto riferimento ai pirati somali, quasi nessuno, però, alle zanne degli elefanti del Kenya.

Purtroppo le incursioni dei bracconieri sono continuate nel tempo e la preda principale, sostiene Elephant Action League, è sempre l’elefante e il suo prezioso avorio. Armati di fucili mitragliatori AK-47, ovvero i più famosi Kalashnikov, i banditi somali hanno collezionato le storie più cruente del bracconaggio africano. Si tratta, sostengono i protezionisti, di ex soldati disposti a tutto pur di guadarsi da vivere.

Elephant Action League, descrisse un intero episodio di bracconaggio riuscendo a documentare le “teste” del bracconaggio, comodamente sedute in un ristorante di Nairobi. Nel campo, l’elefantessa matriarca ormai mortalmente ferita, subiva la rescissione delle zanne sotto gli occhi di tre elefantini. “Fratello abbiamo una quarantina di chili di merce da consegnare“. Questo il messaggio arrivato ai somali ben vestiti che attendevano nel ristorante. Da li parte un’altra chiamata, questa volta diretta in Somalia. Secondo i protezionisti si trattava proprio di un posto controllato da al-Shabaab. E’ li che viene annotato il quatitativo e la data per il ritiro. Il  mercato dell’avorio sarà probabilmente quello dell’estremo oriente.

Negli ultimi venti anni, il Kenya ha dichiarato la sua guerra ai commercianti di corno di rinoceronte e di avorio. A questo si deve, nel 1989, la fondazione del Kenya Wildlife Service, lo speciale corpo di polizia impegnato nella salvaguardia della fauna nazionale. Paradossalmente potrebbe essere stato proprio l’intensificarsi delle azioni repressive a favorire l’attività dei banditi somali che godono, dopo il disfacimento dello Stato nazionale, del pieno controllo di alcuni approdi del loro paese.

Al Shabaab ha subito approfittato della facile e veloce fonte di sostentamento.

Secondo l’indagine di Elephant Action League, a disposizione dei bracconieri vi sarebbe una intricata rete costituita da broker e informatori. In Somalia, invece, il legame tra i commercianti e al-Shaabab. I protezionisti, nel corso dell’indagine sotto copertura, avevano incontrato i bracconieri in un albergo di Nairobi. Dalla Somalia, però, arrivava il contatto che aveva condotto ai cacciatori di frodo particolarmente attivi nella zona attorno a Isiolo, nel Kenya orientale. Un’altra area molto nota ai leoni di George e Joy Adamson.

Nel corso di un’altra telefonata alla quale hanno assistito i protezionisti, si sente parlare un mediatore di particolare rilievo. Deve essere un asiatico o un arabo probabilmente di un paese del Golfo. Dall’altro capo c’è il mediatore dal Kenya, che è però di origine somala. Una tonnellata di avorio; si deve fissare il prezzo. Il successivo passo sarà con i mediatori locali. Con loro si fisserà la data della consegna. La spedizione è a questo punto pronta a partire.

Secondo Elephant Action League, gli agenti di al-Shabaab pagano meglio di altri. Il loro potere si estende sulla Somalia meridionale e centrale. Si tratta di territori ricadenti nell’ex area fiduciaria italiana post bellica. Il nostro paese, storicamente, ha non poche responsabilità sul destino di quella parte del corno d’Africa.

Sembra che un punto di transito importante dell’avorio contrabbandato, sia il villaggio di Liboi, in Kenya. Le zanne intercettate  dai protezionisti erano state occultate all’interno di  casse contenenti carbone. Giunte in Somalia sono state caricate nei  sambuchi, ossia barche a vela tipiche della zona, ma anche dell’India e dei paesi arabi. In tal maniera raggiungeranno le navi in attesa in mare aperto. La tratta coinvolgerebbe mediatori arabi in grado di fare confluire più spedizioni lungo la stessa rotta. Nell’indagine dei protezionisti viene rilevata la presenza di cinesi, iraniani e coreani.

Al Shabaab, paga puntualmente e in maniera profumata i suoi soldati. Cibo, acqua, khat (una locale droga conosciuta con il nome di Mirrar) e armi sono fornite dall’esercito criminale. Secondo fonti interne all’organizzazione, il quantitativo di avorio contrabbandato oscillerebbe da una a tre tonnellate mensili. Il Kenya, ha però non pochi problemi anche con gli altri Stati confinanti. I proventi si aggirano tra i 200.000 e i 600.000 dollari. Gli stipendi per i circa 5000 armati (oggi si crede siano ancora di più) di al-Shabaab arrivano fino a 1,5 milioni di dollari. Dunque la dipendenza dall’avorio è quantomeno fondamentale.

L’avorio, sostiene Elephant Action League, è l’oro bianco della jihad africana. Sfugge alle contro misure finanziarie, ivi compreso il blocco di conti esteri sospetti. Soldi contanti, che vengono immediatamente investiti nel pagamento di banditi organizzati come veri e propri eserciti. Un problema che riguarda altri paesi africani. Percorrendo a sud la Rift Valley, le milizie cambiano credo e spesso diventano cristiane. Anche loro hanno sulla coscienza numerosi Rangers uccisi.

In Kenya, nel Parco Nazionale di Kora, riposano le spoglie di George Adamson. Accanto a lui, quelle del fratello e di due leoni. Si dice che suo grande desiderio sarebbe stato quello di essere seppellito accanto a Christian, uno dei suoi leoni preferiti. Nel 1969, quando aveva un anno di vita, il grande felino era stato acquistato nel reparto animali esotici del grande magazzino londinese Harrods. Nello stesso anno, in Somalia, prendeva il potere Siad Barre, amico dell’Italia. Adamson, continuava  la sua attività in favore dei leoni e della natura africana. Riuscì a riabilitare Christian ed altri leoni, alla vita selvatica. Tanto bene era riuscito nel suo intento, che il leone dei magazzini londinesi si era poi diretto oltre il fiume Tana. Non rivedrà mai più George Adamson, ucciso dai banditi somali nel 1989. Di lì a poco la vicina Somalia si disgregava in lotte tribali, falliva la missione dell’ONU e si consumava il dramma di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. All’inizio del nuovo millennio, un effimero accordo di pace e l’avanzata delle Corti Islamiche, i bombardamenti americani nel sud del paese e l’intervento dell’Uganda e dell’Etiopia. Un paese che ha conosciuto guerra e siccità, ex pescatori diventati pirati ed ex soldati che si sono andati ad agganciare al preziosissimo avorio contrabbandano dai cacciatori di frodo.  Chissà se il leone Christian, al di là del fiume Tana, è poi sopravvissuto ad un mondo che si è andato velocemente deteriorando.

Pochi giorni addietro le molte decine di morti nel college. Una vendetta, per punire il Kenya a seguito dell’appoggio dato all’ONU impegnato in Somalia. Cosa riserverà ora il futuro? Quanto tempo ancora avranno a disposizione gli elefanti?

L’inchiesta di Elephant Action League, che ha svelato gli intrecci tra i bracconieri e al Shabaab,  è stata condotta tra il 2011 e il 2012 ed è stata resa pubblica da Nir Kalron (Fondatore e Amministratore Delegato di Maisha Consulting) e Andrea Crosta (Direttore Esecutivo e  coofondatore di Elephant Action League).

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