GEAPRESS – L’ultima volta all’ aeroporto di Venezia era stato sequestrato un intero coccodrillo impagliato. Oggi, invece, i funzionari dell’Ufficio delle Dogane dell’Aeroporto Marco Polo, in collaborazione con il personale del Nucleo Operativo Cites del Corpo Forestale dello Stato,  hanno sequestrato due statue di avorio di misure pari a 42 e 26 cm. Erano destinate ad un privato di Roma che le aveva fatte appositamente arrivare dagli Stati Uniti. Dall’esame delle bolle di accompagnamento della merce, il contenuto della spedizione era dichiarato come “lavori in corno”.  Si tratta di una terminologia che per quanto ampia ha fatto ugualmente insospettire i doganieri che hanno rintracciato il pacco tra i circa mille dell’intero carico sbarcato all’aeroporto di Venezia.

L’avorio può essere importato solo se viaggiante con specifica autorizzazione CITES (acronimo della Convenzione di Washington sul commercio di flora e fauna in via d’estinzione). In questo caso però non vi era alcuna documentazione di supporto. Anzi la stessa indicazione fornita dalla bolla di accompagnamento era quanto meno imperfetta.

Sono purtroppo sempre più frequenti i sequestri di animali o loro parti trafficati spesso per vie aeree. Dai casi clamorosi di boa, coccodrilli e finanche un tigrotto tutti sequestrati in alcuni aeroporti del sud est asiatico fino ai rcenti sequestri italiani dei teschi di una scimmia e di un pipistrello proveniente dalla penisola indocinese, di caviale proveniente dall’ Ucraina e di corallo bianco esportato illecitamente dalla Croazia.

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