GEAPRESS – Le zanne arrivavano da Nairobi, sono passate da Mombasa ed avevano attraversato l’intero oceano indiano. Approdate in un porto della Cambogia sono state sequestrate, poi, a Port Klang, in Malesia. Nessuno però saprà mai l’esatto luogo di provenienza, essendo Nairobi il luogo di partenza della casse che ufficialmente indicavano il trasporto di prodotti di artigianato locale. In realtà potrebbero provenire dalla Tanzania, dell’Uganda o più probabilmente dallo Zimbabwe, dove un improbabile censimento del paese il cui eterno Presidente si è dichiarato di essere secondo solo a Dio, ne vuole uccidere alcune decine di migliaia di animali.

La legislazione internazionale potrebbe consentirglielo e sono proprio i permessi di caccia e i certificati di esportazione a fare spesso da copertura ad un bracconaggio che si è inasprito proprio da quando l’elefante africano è stato declassato dalla Convenzione di Washington, dal massimo grado di protezione a quello che consente di poterlo uccidere in base ai censimenti (come nel caso dello Zimbabwe, dove il Presidente con odore di santità, ha invitato i suoi sudditi a mangiare elefante, vedi articolo GeaPress).

Secondo IFAW  il traffico di avorio continua a presentare bassi rischi per le organizzazioni criminali. Ogni zanna porta dietro di sé la sofferenza di un elefante mitragliato a colpi di AK-47. Per ogni carico sequestrato ve ne sono molti di più che passano impunemente attraverso diverse frontiere.
In questo caso, ad essere sequestrati, sono stati ben 15 tonnellate di zanne. Supposto un peso medio di trenta chili di zanna (si trattava in buona parte di elefanti adulti), dovrebbero equivalere ad un minimo di 250 animali uccisi.

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