Un solo destino (segnato dall’uomo): Morte
Tutti dobbiamo morire, è vero, ma tutti noi viventi, animali umani ed animali non umani, vorremmo vivere la nostra vita, unica ed irripetibile, sino alla fine.
Non solo, la vogliamo vivere bene.
C’è chi la vuole spericolata, chi tranquilla, ma tutti desideriamo vivere la vita, anche gli eroi che la sacrificano (o meglio che la sacrificavano, perché di eroi non ce ne sono più). Sia chiaro il sacrificio è dettato dall’autodeterminazione, non dall’altrui volontà!
Ebbene noi umani per ingordigia, di danari, di alimenti, di possesso della “roba”, per sfoggiare capi alla moda, per attenuare le rughe, per imbandire la tavola, soprattutto quella degli sprechi, condanniamo altri viventi al carcere duro, alle privazioni, ai trasporti da incubo, alla morte per uccisione.
In questi giorni centinaia e centinaia di animali, detti da reddito, sono morti perché stabulati in una stalla alluvionata, impossibilitati ad uscire; quasi tutte femmine questa volta, assieme ai loro giovani figli, hanno dovuto subire l’irruenza di una piena, prevedibile, in un luogo chiuso da cui non sono potute scappare, il lager che le costringeva a produrre latte per gli umani ingordi.
Sollevate dalla piena, all’interno della stalla, si sono incastrate tra le sbarre, tra i macchinari, solo qualcuna è riuscita a superare i cancelli. Ed a salvarsi.
Tutti gli animali liberi della zona si son salvati, randagi compresi.
E’ morto il cane prigioniero della catena, è morto il cavallo legato con una fune, sono morte le capre, sono morti le galline e gli asini. Sono morti perché trattenuti dalla volontà (o dall’incuria) dell’uomo nei luoghi di detenzione a vita a loro destinati.
Comunque il destino di questi animali non umani è sempre e solo la morte, violenta e preceduta da sofferenza. Questo avviene per volontà umana.
Una mucca, un maiale, una gallina non si sono evoluti per diventare un animale da reddito!! Eppure sono costretti a vivere nelle privazioni e deprivazioni, che precedono, sempre, la morte.
Il dato allarmante è che il numero dei reclusi è destinato ad aumentare, ci si aspetta per il 2050 il raddoppio della domanda di carne nel mondo.
Per la FAO gli allevamenti di mucche, maiali, pecore e polli hanno il dubbio onore di essere annoverati tra le peggiori minacce ambientali; nella relazione “La lunga ombra del bestiame” si afferma che l’industria dell’allevamento degrada l’ambiente, contribuendo all’effetto serra, all’inquinamento delle riserve dell’acqua, distruggendo la biodiversità.
Insomma ammazziamo milioni e milioni di viventi per autodistruggerci. Per la bistecca! Per la mozzarella!
“… Mi ricordo con quanta fierezza un evangelico, contrario all’ascetismo monastico, mi diceva: ‘Il nostro cristianesimo non consiste nelle privazioni e nel digiuno. Il cristianesimo e la virtù vanno perfettamente d’accordo con la bistecca’. Durante le lunghe tenebre, in mancanza di ogni guida pagana o cristiana, sono penetrate nella nostra vita tante nozioni selvagge e immorali che ci è perfino difficile comprendere oggi l’insolenza e la follia di questa affermazione sul buon accordo del cristianesimo e della virtù con le bistecche.
Noi non abbiamo orrore di questa affermazione, perché guardiamo senza vedere e ascoltiamo senza udire. Non vi è fetore al quale l’olfatto non finisca per abituarsi, non vi è rumore al quale l’udito non possa assuefarsi, né mostruosità che l’uomo non abbia imparato a considerare con indifferenza. Così che egli non rileva più ciò che colpisce, invece, chi non vi è ancora abituato. Lo stesso avviene nel campo morale.” Lev Tolstoj – Il Primo Gradino
I mangiatori di carne, e di mozzarella, non solo mangiano la sofferenza quotidiana degli animali reclusi negli allevamenti, mangiano la loro angoscia, provata nei trasporti, il loro terrore per l’uccisione scontata. Mangiano disagio, mangiano rapporti sociali negati, mangiano la paura del lattante allontanato dalla madre, mangiano ingiustizia. Se l’uomo è ciò che mangia…
Jonathan Safran Foer autore di Eating Animals, “Se Niente Importa” per i lettori italiani, libro definito “virale” per il messaggio che si diffonde come un’epidemia, ricorda che si deve essere vegetariani non solo per animalismo o salutismo, ma anche per giustizia sociale: “Abbiamo accettato l’allevamento industriale per gli stessi motivi per cui le nostre culture hanno relegato le minoranze al ruolo di membri di serie B della nostra società e tenuto le donne al servizio degli uomini“.
“Finché ci saranno macelli, ci saranno campi da battaglia” diceva Tolstoj, noi aggiungiamo anche che finché ci saranno allevamenti ci saranno lager per gli umani!
Elisa D’Alessio
Presidente associazione GeaPress
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Perchè la sofferenza degli animali delle stalle non è considerata come quella dei cani o dei gatti?
Se le vittime di questa alluvione fossero stati cani, o gatti, ci sarebbe stata una sollevazione popolare!!!
perchè la gente è ipocrita.
Per me non c’è nessuna differenza anzi le mucche sono mamme dolcissime, per i pochissimi giorni che hanno la possibilità di tenere i figli……………………… sono molto affettuose anche con gli uomini che riconoscono benissimo, si fanno coccolare e non lesinano mai una bella leccata all’animalista che si infiltra…………
In passato, un lontanissimo passato, sono stato tante volte nelle stalle e non potrò mai dimenticare quel silenzio, caldo e rassicurante, quegli occhioni immensi in cui ti ci potevi specchiare e quegli sguardi pieni di comprensione…….poi litigai con gli allevatori ………quando non trovai più il mio vitellino…..il mio amico……….e non mi fecero più entrare.
Vecchi ricordi……ma il mio impegno animalista è iniziato da lì……….. da quegli occhi in cui ti ci potevi specchiare…..
Forse un giorno tutti i bambini avranno la possibilità di capire e di cambiare…………impegniamoci per quel giorno.
La nostra televisione, attraverso la pubblicità, tutti i giorni ci mostra alimenti animali e di origine animale, tutti belli confezionati, freschi, appetitosi per cui alla maggior parte delle persone non viene in mente che dietro a tali alimenti c’è una mucca, un vitello, un pollo, un maiale oltre tutto allevati in modo forzato, imbottiti di antibiotici e alimentati con prodotti a volte non idonei, la cui lunghezza della vita dipende da quanto producono. Le persone fanno fatica a collegare la mucca alla bistecca, vuoi perchè è pigra, vuoi perchè si sa più del leone e del coccodrillo che dei nostri animali domestici detti di fattoria. Se la gente fosse informata o avesse la voglia di informarsi su cosa c’è dietro una bistecca, probabilmente comincerebbe a mangiare meno carne ed orientare le proprie abitudini sulla verdura e sulla frutta e non considerare la verdura un semplice contorno e la frutta un semplice fine pasto, ma considerarli dei veri e propri alimenti quali sono. Con ciò si avrebbero meno allevamenti, meno maltrattamenti e meno sofferenza, il che sarebbe già qualcosa visto le previsioni sopra indicate.
l’essere umano non ha nessuna pietà per gli animali e secondo me non capisce e non gli interessa la sofferenza che provano, basterebbe guardare negli occhi un qualsiasi animale di allevamenti intensivi, per VEDERE la sofferenza, ma l’uomo deve solo fare soldi
c’e poco da commentare viste le foto!! nessun essere vivente deve provare la sofferenza, ma la cosa che mi fa star piu’ male che questa e’ dipesa sempre dall’uomo, e’ sempre l’uomo che decide per la vita dei piu’ deboli e il dio quattrino e’ la causa principale di queste crudelta’…
qui mi viene da citare Gandhi:”Dovremmo essere capaci di rifiutarci di vivere se il prezzo del nosstro vivere fosse la tortura di esseri senzienti”…