Cecilia impazzisce per il bimbetto in prima fila, quello moro.
Angelo, invece, ha un amorino in seconda, è una splendida bambina dagli occhi blu.
Giada è amica per la pelle di Maria.
Gianni ed Antonio sono inseparabili già dall’asilo.
Amici. Appunto, amici!
Nessuno di loro ha mai pensato di trasformarli in strenne natalizie. L’amicizia non si compra, si costruisce, è intimità condivisa.
Nessun bambino pensa di trovare un amico sotto l’albero, sono gli adulti ad inculcare loro questi insani pensieri.
Mercificazione degli affetti, sensi di colpa (per l’amore  non dato) mascherati da regali.
Un cucciolo tra i giocattoli… ed i sensi di colpa svaniscono! Svaniscono?

I giocattoli una volta passati di moda, e la moda dura l’arco di tempo da un “consiglio per l’acquisto” all’altro, si mettono da parte e, se ingombranti, si buttano.
Un cucciolo, anche se di piccola taglia, se non  è amato, se non  è voluto veramente, è ingombrante: ha fame, ha sete, vuole giocare, vuole uscire, fa la pipì, fa la cacca, qualche volta si ammala, non vuole rimanere solo, ha paura del buio, può fare brutti sogni, vuole imparare, vuole conoscere, vuole partecipare, vuole andare ai giardinetti con gli amici bambini, andrebbe anche in piscina o in palestra, d’estate vuole andare al mare in vacanza e non disdegna neanche la montagna, cambia i dentini, qualche volta ha mal di pancia… come Cecilia, il moretto, Angelo, la bimba dagli occhi blu, Giada, Maria, Gianni, Antonio…

Le strenne natalizie viventi vengono da lontano, dopo viaggi di migliaia di chilometri in contenitori più o meno (meno) idonei, celati nei bagagliai di autovetture, arrivano nei negozi italiani, ma anche negli allevamenti “mono” e “pluri” razze.
Ripuliti, anche se malati, con documenti regolarizzati affinché risultino italiani, spesso con date di nascita falsificate, vengono venduti.
Venduti. Appunto, venduti!
Batuffoli di affetto in vendita. La sostanziale differenza col dis-umano che li compra è che loro l’affetto lo danno realmente.
Dopo la gabbia dell’allevamento, la paura del viaggio buio e freddo in inverno, ma anche soffocante, il contatto gelido con gli altri cuccioli che non ce l’hanno fatta,  il bagno con l’acqua gelata della pompa, il ricordo straziante della mamma che ancora lo allattava e dei fratellini con cui gareggiava per il latte….
Dopo  tutto questo, quando due mani lo raccolgono e lo portano a casa, il cucciolo pensa di essere arrivato alla fine del calvario.
E’ una tregua, a giugno sarà nella gabbia di un canile, oppure sulla strada, o legato alla catena di un massaro  “che è stato conosciuto da poco, ma che non ha creato problemi per prendersi il cane”.

L’adozione di un cane, di un gatto è un atto responsabile, con doveri e diritti.
La vendita dei viventi dovrebbe essere vietata, non abbiamo questa norma, ma possiamo “fare la differenza” non acquistando.
I canili, le strutture di ricovero dei gatti, le strade  sono sovraffollate di cuccioli e di adulti in cerca di una casa definitiva.
Possiamo trovare lì il nostro amico, amico per sempre.

Elisa D’Alessio
Presidente associazione GeaPress