cavallo
GEAPRESS – Non vale per tutti gli animali che comunque, nel nostro ordinamento giuridico, mantengono (tutti) una collocazione più simile ad una lavatrice che non ad un essere vivente. Ad ogni modo con il Ddl 1676, così come modificato lo scorso 17 settembre in Commissione Ambiente del Senato, l’impignorabilità di alcuni animali potrebbe avere compiuto un primo passo .

Una normativa, quella sugli animali, che continua ad essere sparpagliata tra i mille rivoli regolamentari del nostro stivale. Dal DDl Lorenzin che prima o poi verrà approvato (bocconi avvelenati, cani pericolosi, manifestazioni equidi) fino al Ddl in questione che si presenta quantomeno mastodontico. All’interno di un corpo costituito da 57 articoli e due allegati, che spazia dalla pulizia dei fondali marini ai criteri minimi negli appalti pubblici e molto altro ancora, sono stati previsti due commi da inserire al punto sei dell’articolo 514 del Codice di Procedura Civile. Tale articolo dispone sulle “cose immobili assolutamente impignorabili” fino ad ora ristrette a pochissimi oggetti come nel caso dell’anello nuziale, le cose sacre, i manoscritti di famiglia, oltre che commestibili e combustibili (fino ad un mese … poi viene la fame ed il freddo).

Ora, tra le cose “assolutamente impignorabili“, ne vengono incluse altre (cose). Si tratta degli “animali di affezione o da compagnia tenuti presso la casa del debitore o negli altri luoghi a lui appartenenti, senza fini produttivi, alimentari o commerciali” (6-bis), e degli “animali impiegati ai fini terapeutici o di assistenza del debitore, del coniuge, del convivente o dei figli” (6 ter).

Dunque la “cosa” animale è ora più tutelata, almeno dal pignoramento, se d’affezione o da compagnia. Questo qualora in Italia vi fosse un riferimento certo ed incontrovertibile sulla definizione di “animale d’affezione” e “da compagnia”.

Ripulendo l’Ordinamento giurdico e regolamentare, da leggine regionali, decisioni della Conferenza Stato Regioni, Ordinanze Comunali come Ministeriali ed altro ancora, per le due terminologie, esposte in maniera non congiunta, i riferimenti sono ancora relativi alla legge 281/91 (Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo) e probabilmente (per gli animali da compagnia)  ad una circolare dell’ex Ministro della Salute Fazio che, a dire il vero, scatenò mille polemiche sull’interpretazione relativa al taglio di coda ed orecchie. La Direttiva Europea, infatti, prevedeva una strana formula simile al silenzio assenso;  le distrazioni dell’Italia quella volta giocarono in favore degli animali per i quali fu previsto il divieto di … taglio. Per la cronaca la Direttiva Europea “per la protezione degli animali da compagnia” venne recepita con 23 anni di ritardo.

Giova ricordare che nel primo caso (L. 281/91) il riferimento specifico ad “animali d’affezione” è solo per cani e gatti, avendo la legge genericamente rigettato ogni altra definizione ad un impalpabile “… ed altri animali d’affezione“. Niente furetti, ad esempio, come i cavalli per i quali, del resto, vale la nota campagna animalista (qualora le leggi presentate venissero poi seguite) volta ad inserirli proprio tra gli animali d’affezione e salvarli così dal macello.

Lavate le mani su quelli d’affezione rimane, per quelli “da compagnia”, la famosa Direttiva del 13 novembre 1987 che ha dato poi vita alla circolare del Ministro Fazio che fece seguito al recepimento postumo di poco meno di un quarto di secolo operato dall’Italia. Con eccezionale sensibilità nei confronti degli animali, nacque, infatti, ventitrè anni dopo, le legge n. 201 del 4 novembre 2010, meglio conosciuta con la denominazione di “legge cuccioli” e rimediata, in un clima pre-natalizio, per mettere pezza allo scandalo (tutt’ora attualissimo) dei cagnetti e gattini importati dall’est Europa.

Dunque cosa evidenziava l’ex Ministro Fazio a proposito di animali da compagnia, così come definiti dalla Direttiva? Si intende di “… ogni animale tenuto, od essere destinato ad essere tenuto dall’uomo, in particolare presso il suo alloggio domestico per suo diletto e compagnia“. La legge cuccioli, però, richiamava nella definizione di animali da compagnia (da introdurre nel territorio nazionale) quelli considerati nell’Allegato I del Regolamento (CE) n. 998/2003 del 26 maggio 2003 che così elenca: “PARTE A: cani, gatti; PARTE B: furetti; PARTE C: invertebrati (escluse le api e i crostacei), pesci tropicali decorativi, anfibi, rettili. Uccelli: tutte le specie [esclusi i volatili previsti dalle direttive 90/539/CEE e 92/65/CEE]. Mammiferi: roditori e conigli domestici”.

Fermandoci a questo punto, il povero cavallo potrebbe essere fuori dall’impignorabilità, o forse no, considerata l’enorme mole di disposizioni secondarie che contraddistinguono il burocratese italiano. Di certo, è escluso se con scopi commerciali, a prescindere da un possibile valore affettivo. Sarebbe però bastato inserire il cavallo nella modifiche apportate (tralasciando quelli commerciali, alimentari e produttivi .. sic!) e lo “cose” potevano essere più chiare.

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