Facile trovare accoliti quando si spinge verso la regressione dei diritti, della solidarietà, della fratellanza, della tolleranza, dell’armonia.
Da chi ci governa e ci amministra dovrebbero arrivare segnali un “passo avanti”, indicazioni più “evolute”, sicuramente più difficili da divulgare e da sostenere.
Se i cittadini sono posti su scala piramidale, certamente, i diritti dei meno rappresentati saranno scavalcati, calpestati.
Nella disposizione piramidale i cittadini-non-umani saranno proprio in basso, e forse solo un gradino più in alto lo occuperanno i bambini Rom.
Nella piramide, al vertice, ci saranno i maschi di razza bianca ed italica! 
Tra gli anni venti e quaranta questo si chiamava nazismo. O, nella variante nazionale, fascismo.
Donne, meridionali, immigrati, bambini Rom, cittadini-non-umani vengono dopo! 
Eppure abbiamo fatto la Resistenza; abbiamo, in parte, riconosciuto i diritti delle donne; abbiamo aperto i manicomi;abbiamo indicato che la tolleranza e la condivisione devono essere irrinunciabili nelle linee guida per chi ci governa;abbiamo affermato che l’Italia ripudia la guerra;abbiamo riconosciuto il diritto alla vita per gli animali d’affezione.
Indietro non si torna!

Abbiamo da fare ancora molti passi in avanti per l’affermazione dei diritti di tutti i viventi. Dobbiamo liberarli tutti dalle catene e dalla schiavitù. Dobbiamo smetterla di ammazzarli per l’ingordigia o la vanità.

Non possiamo farci arretrare di secoli, da un Consiglio Comunale che non riesce a far quadrare il bilancio.
Perchè proprio di questo si tratta, il bilancio, i soldi che si vorrebbero spendere per scopi che esulano dai compiti istituzionali.
L’amministratore comunale deve spendere per il benessere della collettività, per offrire servizi a tutti. Umani e non umani.
Banalmente una città sorge laddove non c’era. Nella sua espansione ruba territorio a chi quel territorio lo occupava da sempre.
Ebbene dobbiamo condividerlo.
Cani, gatti, piccioni … hanno un solo habitat, lo stesso che occupiamo noi.

A fare la proposta di soppressione dei randagi, oggi è il turno di una  oscura consigliera comunale lombarda.  
A fronte delle “ingenti” somme “dispensate con facilità” per il mantenimento dei randagi cosa propone? Una campagna di adozione? Un programma educativo teso a contrastare la crudele pratica dell’abbandono?
No. La soppressione dei randagi dopo un periodo di permanenza nel canile. Più semplice di cosi …  il problema è risolto all’origine!
La consigliera lamenta che siano destinati più soldi ai randagi (18mila euro anno) che alla Protezione civile.
Ma se  quel Comune destina  meno di  18mila euro all’anno alla sicurezza dei cittadini, di quale Protezione civile dispone?
La consigliera lamenta che alcune famiglie della sua Città “non hanno da mangiare”.
Certo potranno fare pranzi luculliani con la somma messa a disposizione: 50 centesimi al giorno a testa.

Volutamente non citiamo il nome della consigliera e la Città che ha dovuto subire tale affronto;  si insinua il dubbio che su una proposta ad effetto e, diciamo, “dirompente” si possa celare una campagna pubblicitaria gratuita, che ha tutt’altri scopi che il benessere dei cittadini. Per caso il lancio di un libro?

Elisa D’Alessio
Presidente associazione GeaPress