Da un luogo dove la vita esiste chiusa sotto vetro, e che diventa commercio della libertà, comunque negata, di decine di migliaia di animali acquatici, arrivano preoccupazioni per il patrimonio zootecnico italiano. Di base, però, non può che esserci un interesse economico.

A conclusione del Convegno viene fuori che con la carne di equidi e ruminanti, importata per gli ingordi del nord del mondo, arrivano anche malattie virali, parassitarie e batteriche. Ma và!
In genere gli animali destinati al consumo alimentare arrivano in Europa , già macellati, dall’Africa australe ( Namibia, Botswana, Sud Africa), apparentemente senza parassiti. Pare che il problema serio sia rappresentano dagli insetti presenti sugli animali importati vivi, legalmente ed illegalmente.

Pesci, uccelli ed alcuni mammiferi, definiti dagli addetti al settore “da collezione“, sarebbero il mezzo con cui alcuni insetti iniziano la loro migrazione verso altri continenti.

Insomma questi umani, bianchi ed ingordi, vogliono solo il buono: la bistecca senza il batterio; l’animale protetto e forse in via d’estinzione, prigioniero nel salotto in una gabbia (piena d’aria o d’acqua) o legato ad un trespolo, ma senza i parassiti abituali. Quelli devono rimanere in Africa con i problemi che il nord del mondo le sta creando, depauperamento delle risorse, riduzione drastica della biodiversità, inquinamento drammatico con il trasferimento delle “attività” ad alto rischio ambientale, destinazione delle derrate alimentari ad animali allevati solo per l’esportazione, la lista è infinita!

Intanto, secondo gli esperti, con le bistecche ed i prigionieri “da collezione” sbarcano in Europa influenza aviaria, tubercolosi, morbo di Newcastle, peste aviaria, peste equina, West Nile desease (leggi articolo GeaPress), e potrebbe arrivare anche la rabbia!

Elisa D’Alessio
Presidente associazione GeaPress

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