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GEAPRESS – Uno degli effetti più noti dei social network è l’esasperazione della polemiche che possono diventare un mezzo facile da strumentalizzare.

Tra le varie interpretazioni degli analisti del noto social network, le cui politiche sono tanto chiare quanto il riflesso di un mare di petrolio in una notte senza luna, vi è quella relativa al tentativo di ridurre il cosiddetto “rumore”. Danneggia tutti, social network compreso, che vede abbassare la sua credibilità.

Nel mare di facebook individuare l’esatta rotta di una notizia è spesso impossibile. Anzi, quelle false a sfondo razziale o sessista vanno per la maggiore spesso smorfiando i nomi di talune reali fonti di informazione. Le persone non se accorgono ed agiscono d’impulso, con un commento che ne crea un altro e così via.

Vale anche per le tematiche animaliste, le cui polemiche generate dai social network vengono all’occorrenza strumentalizzate da chi ha interesse a denigrare la causa. Può accadere anche con i quattro ragazzi di Sangineto, in provincia di Cosenza, e la storia, ormai nota a tutti, del cane legato e finito come (tutti) abbiamo visto.

“Rumori” di facebook a parte, è chiaro come i volti dei quattro ragazzi e gli epiteti che gli vengono scaricati contro, continuano a galleggiare nel mare di facebook.

Serve continuare ad odiarli? E’ questo il nostro scopo? Spargere odio, per concludere cosa?

Quanti cani, ma anche gatti, cavalli, uccelli, volpi, lupi vengono ogni giorno maltrattati in Italia? Pensiamo anche a loro e cerchiamo di evitare che si accendano altri orrori.

Nel rapporto “Ecomafia 2016” di Legambiente è possibile estrapolare alcuni dati interessanti. Il primo è quello sulla diminuizione degli ecoreati accertati; un fatto che il Corpo Forestale dello Stato ha imputato “al lento ma grande cambiamento che ha preso il via nel 2015, con l’approvazione della legge sugli ecoreati” e che sembra continuare nel 2016. Purtroppo, per i reati che riguardano il maltrattamento degli animali, le cose vanno diversamente ed anche per quest’anno si registra un ulteriore aumento. Si potrebbe così dedurre che la Legge 189/04, tanto osannata come il rimedio contro maltrattamenti ed uccisioni di animali, sia parecchio inefficace. Sono passati 12 anni dalla sua approvazione, ed i reati ancora aumentano. Come mai?

Non interessa, in questo articolo, soffermarsi sulle più volte citate gravi carenze di una legge presentata come una sorta di corazzata Potëmkin ma che in realtà sarebbe forse utile imparare a considerare come un’elica di un piccolo battello fluviale. Quello che interessa è rilevare come con l’odio non si va da nessuna parte.

C’ è da sperare che per la vicenda di Sangineto, chi verrà ritenuto imputabile dell’ipotesi di reato vada a processo (cosa niente affatto scontata) e di lì condannato. Molte associazioni, in primis quelle calabresi, hanno preso posizione contando anche sulla disponibilità degli avvocati. Occorreranno molte energie come nel caso delle costituzioni di parte civile e dei diversi gradi di giudizio (ammesso che si arrivi alla fase dibattimentale) il cui ultimo, con la Cassazione, si decide a Roma. Nella migliore delle ipotesi (o peggiore, se dalla parte dell’imputato), si potrebbe prospettare una multa (ovvero la sanzione pecunaria del reato-delitto) poco distante dalla cifra di 10.000 euro. Questo il tetto massimo raggiunto in sede di condanna per gravi antecedenti fatti. La colpa non è del Giudice, ma della legge e di chi l’ha presentata come una corazzata mentendo sul fatto che per i condannati si sarebbero aperte le porte della prigione (giusta o sbagliata che sia).

Dunque potremo continuare a sputare veleno contro i quattro ragazzi di Sangineto, ma le cose ben difficilmente cambieranno. Bisogna rifare la legge, portando sul giusto piano l’indignazione che i tanti fatti, come quello di Sangineto, suscitano nell’opinione pubblica.

Le cose, però, non sembrano andare per il verso giusto.

Ci lasciamo infuocare gli occhi di odio e non ci accorgiamo, tanto per citare un esempio, come molte fattispecie che prima erano del maltrattamento animale, sono pian piano scivolate nel ben più blando articolo 727 del Codice Penale che dovrebbe punire chi abbandona o detiene in condizioni incompatibili gli animali. Lo stesso articolo è recentemente finito (nel più assordante silenzio) nelle competenze del Giudice di Pace. Non una sua morte, ma quasi.

Vi dice niente il termine di condizioni incompatibili? Tanto per rimanere in Calabria ha molto a che fare con la detenzione nei cosiddetti “canili lager”. Tali condizioni sono purtroppo giudicate dall’articolo 727 che ha pure inglobato il concetto di “incuria” (sempre volendo considerare una delle accuse più comunemente mosse contro i canili lager). Ci riempiamo di odio, senza accorgerci che la legge ci scivola via.

Per questo non dobbiamo odiare i ragazzi di Sangineto. Non è questa la maniera per evitare altri “Angelo”. Ci dispiace ma loro (ammesso che verranno giudicati colpevoli) sono solo un esempio, uno tra i tanti, di questa società, che tanto rumoreggia e litiga, ma poco va avanti.

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