Randagio canile romeno
GEAPRESS – Da ieri, come è noto, la Corte Costituzionale rumena ha dato il via libera alla cosiddetta legge “ammazza-randagi”. Da ieri, come è inevitabile  che sia, hanno ripreso ad infiammarsi le polemiche. Del resto, i governanti, sentono bene dall’orecchio della popolarità, ma è pur vero che un vero cambiamento può essere generato solo da una spinta interna. Viceversa la reazione più probabile è quella del riccio. Chiusura totale, e di conseguenza, tanta solidarietà interna. Il più bel regalo che può così arrivare a chi ha generato una legge come quella che invece andrebbe mandata al più presto al macero.

L’Europa, del resto, nulla può fare. Possiamo anche chiedere l’espulsione della Romania dalla UE ma (ricci a parte) non ci sono le basi affinché ciò si possa verificare. Nell’Unione Europea non vi è ancora una Direttiva sugli animali da compagnia. Gli animali “simbolo” dell’affetto umano (non pertanto tutti quelli dei “diritti degli animali”, che equivalgono più o meno a carta da macero) non  hanno una loro regolamentazione, se non delle indicazioni che l’Italia, ad esempio, ha impiegato ben 13 anni per elaborare in un proprio testo di legge. Una cosetta “piccola piccola” che diceva, ad esempio, (senza peraltro obbligo di legiferare) che è vietato tagliare le corde vocali ai cani.

Forse una vera Direttiva arriverà tra 2-3 anni, ha ricordato ieri Sara Turetta, presidente di Save The Dogs, ed allora la Romania sarà costretta a rivedere una normativa definita “barbara e crudele”. Questo nelle ipotesi che i governanti rumeni non vengano ispirati, ad esempio, dai tempi biblici con i quali l’Italia è abituata a recepire. Tanto per rimanere a casa nostra, ricordiamoci pure che prima dell’entrata in vigore della legge sul randagismo (1991) i cani randagi italiani finivano in  massa uccisi dopo tre giorni dall’accalappiamento. Nessuna ipotesi, poi, di reimmissione nel territorio. Dopo mille tribolazioni in Parlamento, e numerosi altri ostruzionismi, venne infine approvata la cosiddetta legge “Procacci”, e solo allora furono bloccate (salvo disposizioni antecedenti di singoli Comuni) le soppressioni di massa.

Lasciamo perdere, poi, sulla microchippatura. Tale pratica, sempre in Italia, non è disciplinata da una legge ma da un provvedimento amministrativo che deve essere di volta in volta reiterato dal Ministero della Salute (viceversa decade, dopo uno o al massimo due anni). Solo il recente Decreto omnibus del Ministro Lorenzin ha integrato in un testo di Decreto le varie Ordinanze che disciplinano in qualche maniera sul benessere animale. C’è da sperare che il Parlamento (se regge) lo converta al più presto.

In Romania, secondo alcuni, c’è stato uno spot. Strane coincidenze tempistiche, sulle quali si nutrono forti sospetti. La legge che doveva affrontare il randagismo (con metodi giusti o sbagliati che siano) è rimasta nei cassetti del Parlamento per due anni. Poi, la tragedia del bimbo ucciso dai cani randagi nel parco di Bucarest e la velocissima approvazione. Presso la stessa Corte Costituzionale, dove una trentina di Senatori avevano rinviato la legge ottenendo così una sospensione della stessa, la discussione che ha dato man forte alle tesi giustizialiste, è durata non più di quattro ore. Occorreva forse il tragico evento di Bucarest per ricordarsi del randagismo rumeno?

Bucarest, dove dal 2001 sono stati uccisi 144.000 randagi, regista ora la morte di un piccolo ma anche  un alto numero di morsicature denunciate. Dove però, aveva riferito nei giorni scorsi Save The Dogs, sono state attuate le politiche di sterilizzazione ed adozione, le percentuali di morsicature sono nettamente inferiori.

La nuova legge stringerà in un catenaccio mortale centinaia di migliaia di cani. Questo perchè oltre all’obbligo di sopprimere dopo 14 giorni dal prelievo, c’è anche il divieto di reimmissione in territorio. I cani potranno  campare oltre i 14 giorni, solo se il Comune destinerà fondi per il loro mantenimento a vita o comunque, in attesa di improbabile adozione. Su centinaia di migliaia di cani randagi, il cappio è già stretto, e la situazione è veramente drammatica. Quale Comune, in una economia così povera, destinerà fondi per il mantenimento dei randagi?

Un  meccanismo, quello del divieto di reimmissione, che oltretutto potrebbe bloccare i progetti di sterilizzazione e microchippatura dei randagi. Il tutto, coincidenza oppure no, per la gloria di chi nel sistema di accalappiatura e soppressione, ha trovato la sua economia. Nel leggere i dati sulle morsicature, sembrerebbe, infatti, che il pozzo sia senza fondo.

Di chi è la colpa, a tal proposito, di un randagismo che Save The Dogs ha definito endemico?

Per capirlo bisogna risalire alle sconsiderate politiche del dittatore Nicolae Ceauşescu ed ai cospicui finanziamenti a lui arrivati dal blocco occidentale. Strana via per un paese che invece veniva considerato oltrecortina.

Chi si ricorda delle mamme eroine? Le abbiamo avute anche in Italia, forse con altro nome, ma in Romania il fenomeno è storicamente più recente. Le politiche anti contraccettive iniziate negli anni sessanta, portarono fino a dieci figli per famiglia che veniva premiata con un’automobile, vari bonus ed una medaglia del regime. L’economia ben presto collassò e le masse sempre più povere, iniziarono ad urbanizzarsi. Nascono così i bambini di strada. Chi li ricorda più? I telegiornali li mostrarono mentre dormivano nelle fogne di Bucarest dopo avere sopito la fame sniffando vapori di colla. C’erano anche durante il regime, ma semplicemente si ignoravano, come i bimbi finiti nei famosi orfanotrofi a morire di AIDS (anch’esso ignorato) e le decine di migliaia di donne che, non potendo più essere “eroine”, finirono menomate o uccise nel corso di aborti clandestini. Chi avrebbe badato a quei bimbi? E chi avrebbe badato ad una società sostanzialmente rurale che improvvisamente diventava, grazie ai “cataclismi” di massa, sempre più urbana? Il randagismo rumeno, ha la stessa genesi. Non solo di cani, ma anche di cavalli e di altri animali ancora meno noti e per i quali, chiamare in ballo la civile Europa, sarebbe un po’ come rifarsi all’intervento di un faraone mummificato da secoli tra le bende di colossali interessi economici. In Europa, infatti, gli animali si difendono, ma solo nell’interesse delle produzioni.

Il discorso, in fin dei conti, e sempre lo stesso. Pagano i deboli. In Romania, come da altre parti. C’è chi è sempre più ricco e (molti di più) sempre più poveri. Quanto di più desiderabile per concentrare il potere abbindolando la ragione. Un falso pugno di ferro, quello dell’uccisione dei randagi, per un paese dai piedi d’argilla. Non è un problema solo rumeno. Non prendiamocela con la popolazione rumena e pensiamo invece ad aiutare chi si sta impegnando in loco.

La Redazione di GeaPress

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