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GEAPRESS – Orso polare, mante e squali, perfino i pallini di piombo dei cacciatori, i delfini dei delfinari ed il composto chimico accusato di provocare la morte degli avvoltoi.

L’ambiente e gli animali che lo abitano dovrebbero ora godere di una “maggiore protezione internazionale”.

Il virgolettato è preso dal comunicato ufficiale diffuso dagli Uffici dell’undicesima  Conferenza delle Parti della Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici (CMS) che ha concluso il suo meeting a Quito, in  Ecuador. Il fine è quello di predisporre per i prossimi anni, le azioni di conservazione delle specie migratrici del mondo intero.

Nei comunicati italiani e non solo, le proposte sono quasi apparse come decisioni vincolati; una svolta storica, per dirla con i titoli di alcuni giornali. Forse un entusiasmo un po’ eccessivo, visto che una precedente Convenzione (quella firmata a Berna) ha visto nascere in Italia la prima previsione di reato, dopo ben 32 anni di esistenza in vita. Un’età un po’ bambocciona e di certo poco produttiva considerata l’esiguità della pena  prevista e che probabilmente ci manterremo fino ad oltre la vecchiaia.

Nel comunicato diffuso a Quito il Segretario esecutivo della Convenzione ha riferito della prima volta che le specie migratorie hanno assunto un ruolo così importante. Quando è avvenuta la prima volta? Lo riferisce lo stesso Segretario: dopo 35 anni di Convenzione.

La cosiddetta Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici (CMS), altro non è che la vecchia Convenzione di Bonn, adottata nella ex capitale della ex Repubblica Federale tedesca il 25 gennaio 1979 e ratificata dall’Italia il 25 gennaio 1983, ovvero 31 anni addietro. L’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, promulgò  una norma di appena due articoli ed un lungo allegato, ovvero il Testo della Convenzione di Bonn che, nelle sue premesse, ricordava come le Parti contraenti fossero “preoccupate in particolare delle specie selvatiche animali che nel corso delle loro migrazioni oltrepassano  i confini di giurisdizione nazionale o i cui spostamenti avvengono al di là di tali confini“.

Basterebbe già tale passo, di una norma che peraltro non  prevede sanzioni, per legittimare qualche dubbio. Questo anche nel caso il testo recepito potesse servire a rafforzare altre disposizioni di legge nazionali.

Crediamo ancora che i paesi che catturano delfini (tanto per citare uno degli argomenti toccati dal meeting di Quito), smetteranno di approfittare di questa lucrosa impresa commerciale?

Ciò non toglie che quanto approvato a Quito sancisce degli importanti principi che, in un mondo onesto,  dovrebbero diventare subito legge. Quello che stona è un po’ il clima di euforia per dei provvedimenti che tali non sono. Proposte approvate in un contesto prestigioso, quale quello dell’egidia dell’ONU, ma dove manca la politica reale. Niente acquisti di quote di anidride carbonica o cene sponsorizzate da Stati interessati a mantenere alti i prelievi del tonno, tanto per citare due noti esempi afferenti alle cronache dei meeting di altre più note Convenzioni internazionali.

C’è da sperare nella favola. Risvegliarsi domani e vedere, ad esempio, il Governo italiano che dica NO al piombo dei proiettili dei cacciatori.

I sogni, comunque, sono importanti. Gli ideali, forse, sono sogni che hanno passato la prima fase di elaborazione. L’importante, però, è non inebriarsi e prendere per quello che sono le proposte di Quito. Proposte importanti, in un mondo che molto onesto non è.

Nella foto il delfino albino catturato nella scorsa stagione di caccia a Taiji, in Giappone

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