Dal primo gennaio di quest’anno l’Italia avrebbe dovuto adeguarsi ai parametri europei che impongono nuove gabbie per le scrofe. Si tratta dell’incredibile scatola dove i maiali scodellano senza neanche potersi girare, futuri prosciutti e cotechini.

Dal primo gennaio, del 2012, l’Italia avrebbe dovuto bandire le mini gabbie delle galline ovaiole.

Entro quest’anno, invece, si dovrebbe porre fine alle gravi pendenze ancora esistenti in tema di test sugli animali per i prodotti cosmetici. Eppure l’importante risoluzione della Commissione Igiene e sanità del Senato che impegna il Governo ad appoggiare le posizioni del Commissario Europeo Tonio Borg (ovvero bandire subito senza ulteriori rinvii) sono state accolte, proprio tra gli animalisti, con freddezza se non addirittura nella più totale indifferenza. Questo, forse, perché è rimasto l’amaro in bocca per la mancata applicazione dell’art. 14 della proposta di legge comunitaria 2011. Il cosiddetto emendamento Brambilla.

Disgrazia ricorrente, quella delle posizioni animaliste. Non trovarsi mai d’accordo su niente. Così è stato per l’art. 14 e così è stato per la recente risoluzione della Commissione Sanità.

In giro per il mondo, invece, due paesi si sono distinti in maniera positiva. Si tratta dell’India e di Israele. Il primo paese ha dichiarato di voler rivedere i protocolli relativi alla commerciabilità dei prodotti cosmetici e di altro uso, se testati (vedi articolo GeaPress). Israele, invece, oltre ad avere stretto la cinghia sugli allevamenti di scimmie per la sperimentazione animale, ha vietato, a partire dal 2013, la vendita di prodotti cosmetici testati (vedi articolo GeaPress). La Buav (British Union for the Abolition of Vivisection) ha però dichiarato che per entrambi i paesi il vero bando arriverà solo dopo il divieto dell’Unione Europea. Questo perché i commerci sono ormai maledettamente intrecciati a livello mondiale e con il prossimo augurabile bando, la UE dovrebbe vietare l’importazione di materie testate nei paesi extracomunitari.

Da noi, invece, abbiamo assistito alla promozione dei diritti animali in braccio al Presidente del Senato. Si trattava dei beagle di Green Hill, mentre dell’opera del Presidente Schifani in difesa degli animali, attendiamo ancora un seppur minimo cenno. Non sui beagle, ma in generale.

Nelle scorse ore il Regno Unito ha recepito la Direttiva cosiddetta “vivisezione” approvata dal Parlamento europeo nel settembre 2010. Anche in questo caso è arrivato il giudizio critico della BUAV. Lo stesso preesistente divieto di sperimentare sui randagi è sembrato quasi essere messo in discussione. Figuriamoci le altre “migliorie”. Evidentemente o all’estero sono dei cronici pessimisti, oppure guardano le cose così come stanno. Dagli onori di notorie braccia, al fallimento cronico del’art. 14 per non parlare del disinteresse, forse perché privo di pedegree, della risoluzione della Commissione Salute del Senato. Anzi no, perché c’è la vittoria di Green Hill. Giusto, Green Hill (vorremmo in forma definitiva) ha perso. Hanno vinto le mille voci, senza bandiera o quasi, della protesta animalista e le proteste, fin dalla prima ora, del Coordinamento Fermare Green Hill. Poi sono arrivati in tanti, con merito e non. Poco importa. Certo che il sequestro scaturito da un esposto presentato da Legambiente (associazione non certo animalista) qualcosa deve pur significare.

E dire che il divieto di sperimentare sui randagi è stato confermato in Italia, solo all’ultimo minuto o quasi. Ci siamo scordati, però, di ricordare all’Europa che un altro divieto era già esistente in Italia. Era quello di non sperimentare su animali in via di estinzione. La nuova Direttiva, invece, lo consente.

La Redazione di GeaPress

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