GEAPRESS – “Pierino percuote il cane con un bastone”, così recita la vignetta di un esercizio di scuola elementare atto ad imprimere la corretta scrittura del verbo “percuotere”. La polemica è scoppiata grazie alla mamma di un bambino della scuola, che indignata dalla vignetta ha condiviso il suo dissenso sui social network.

Le Associazioni animaliste, naturalmente, sono insorte criticando la scelta di usare per un esercizio di ortografia l’immagine di un bambino che maltratta un animale (vedi articolo GeaPress). Polemiche strumentali, potrà dire qualcuno, perché ovviamente non possiamo pensare che vi sia stato l’intento deliberato di avallare un gesto di maltrattamento nei confronti di un animale. Nessun insegnante, pensiamo, potrebbe indicare come positivo l’atto di “percuotere” con un bastone un cane, ancorché a farlo è un bambino.

Ma si sa, la figura di “Pierino” è quella di un bambino che combina guai e si comporta in maniera non corretta. Quindi perché prendersela tanto? Anzi, l’immagine potrebbe sottolineare la scorrettezza del picchiare il cane. Infatti, se Pierino che è monellino percuote il cane, significa che un bambino bravo non deve farlo.

Allora potremmo usare lo stesso ragionamento immaginando che nella vignetta ci sia un uomo adulto al posto di Pierino, e una donna adulta al posto del cane. Potremmo lasciare lo stesso verbo e lo stesso strumento, il bastone. Cambierebbe solo la frase: “Il papà percuote la mamma con un bastone”.

Quante mamme si sarebbero indignate davanti a questa vignetta?
Immaginiamo tante e anche tanti papà, perché disturba la sensibilità comune che questo comportamento violento sia preso ad esempio per esercitare dei bambini di scuola elementare a scrivere correttamente un verbo. Sebbene non ci sia stata l’intenzione di un insegnante ad approvare tale gesto.

Esempi simili, ne potremmo fare all’infinito. Allora, ci chiediamo, cosa cambia?

La sensibilità comune. La violenza viene avvertita più grave se perpetrata sugli esseri umani, meno grave se le vittime sono altri esseri viventi. Eppure illustri psicologi e studiosi dell’età infantile, hanno dimostrato come gli atteggiamenti violenti nel bambino diretti agli animali non solo non vanno sottovalutati ma sono spesso propedeutici alla pratica della violenza in fase adulta verso i propri simili. Insomma, Pierino oggi ‘percuote’ il cane, domani ‘percuote’ la sorellina, e da grande ‘percuoterà’ sua moglie?

Del resto sappiamo come l’addestramento del giovane mafioso passa anche attraverso l’uccisione del cavallino o del cane, quale “prova” per l’uccisione, poi, dei propri simili.

Si tratta, in definitiva, di un deficit culturale che non abbiamo ancora colmato.

La violenza è violenza sempre. Ogni atto di violenza è grave e sistemare i comportamenti violenti in una sorta di scala vuol dire, semplicemente, tollerarne alcuni rispetto ad altri. Come per la soglia del dolore: alcuni dolori li sopportiamo, altri no. Così, se ci indigna poco l’immagine di un cane picchiato significa che, in qualche modo, la tolleriamo. Cadiamo, quindi, in una pericolosa ed ambigua giustificazione di quell’atto.

Questa ambiguità può essere superata solo con l’educazione. Educare al rispetto di ogni essere vivente, non significa fare animalismo, ma significa far capire che di fronte ad un bastone che picchia ci si deve indignare e ribellare qualunque sia la schiena che quel bastone andrà a ‘percuotere’!

Educare al rispetto dovrebbe essere una materia da studiare e approfondire. Potrebbe essere inserita in quell’altra materia, in realtà anch’essa sottovalutata, che è l’educazione civica. Il rispetto è difficile da insegnare, a grandi e piccini, quando non è ritenuto fondamentale ed automatico, quando non è avvertito come ‘fatto scontato’ nella società in cui si vive.

Il rispetto di tutti gli esseri viventi, dell’ambiente e della cosa pubblica, è ancora una materia sulla quale discutere e ragionare. Purtroppo.

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