ballarò II
GEAPRESS – Un anno e due giorni. Il 10 marzo 2013, infatti, avveniva l’ultimo sequestro nel mercato abusivo degli uccellatori di Palermo. Un mercato inossidabile e possente nel cuore del mercato storico di Ballarò. In questi 12 mesi, ogni domenica mattina, decine di uccellatori hanno continuato a vendere i furti di natura  certi di potere godere di una impunità che, alla luce del tempo passato, qualcuno potrebbe anche interpretarla come non solo presunta.

Impuniti nello svolgere un’attività totalmente illegale. Dall’occupazione del suolo pubblico fino alla vendita di specie protette e particolarmente protette. Decine di migliaia di cardellini, verdoni, verzellini, fringuelli, merli, capinere, fanelli ed altre vittime della mancanza dello Stato.

Nomi noti perchè più volte denunciati, ma liberi di continuare a commettere illeciti malamente puniti dalle leggi che in Italia dovrebbero reprimere i reati venatori e quelli di maltrattamento.

I piccoli volatili, catturati giornalmente in varie parti della Sicilia, trovano a Palermo il punto di smercio più garantito d’Italia. Di certo, non  meno dei mercati di fauna selvatica di Bangkok o vietnamiti che, chissà perchè, tanto ci indignano.

Un commercio che avviene all’interno di un porto di mare. Bancarelle con merce di vario tipo ed in genere di dubbia provenienza. Un bazar impossibile da controllare e sicuramente frequentato anche da spacciatori sebbene le “dosi” di varie sostanze, non vengono esposte in decine di bancarelle predisposte per centinaia di acquirenti pronti a contrattare, tra un caffè ed una chiacchierata con gli amici.

Sembra quasi che alle porte del mercato, lo Stato consegni la chiavi ad un altro mondo. Quello dei volatili di cattura è uno dei tanti aspetti di diffusa illegalità.  Solo che gli animali, vivono e muoiono.

In tarda mattinata, ogni domenica mattina, arrivano gli sconti e spesso, ai bordi del marciapiede, si trovano i cadaverini di quelli che non hanno resistito. Cardellini poco pregiati, da dieci euro. Non certo quelli da cifre ben superiori, come in genere vengono richieste per singoli esemplari dal canto o piumaggio particolare.

Gli uccellatori palermitani ogni giorno prendono reti, zimbelli, gabbie e mangimi e si dirigono fino alle province di Caltanissetta, Enna, Agrigento, Trapani. Nei campi stendono gli strumenti di morte utili per attirare i volatili selvatici. D’inverno, per i cardellini, si usa l’ortica. D’estate, invece, un punto d’acqua e gli immancabili zimbelli. I poveri animali si posano attirati proprio dallo zimbello, ovvero un cardellino precedentemente catturato e che ha resistito alla gabbia. L’uccellatore attende che  il piano ove ricadrà la rete sia colmo di vite selvatiche e solo allora provoca lo scatto della rete. I primi cardellini, moriranno  ancor prima di essere finiti nella mani del bracconiere.

I superstiti, invece,  finiranno al chiuso di depositi fino alla domenica mattina, quando l’uccellatore andrà ad occupare un posto  (sempre lo stesso) nel mercato di Ballarò. Incasso assicurato e diritto all’angolo prestabilito.

In un solo periodo lo Stato è stato costantemente presente in quel posto. Avvenne parecchi anni addietro ed i Carabinieri guidati dal Colonnello Gianmarco Sottili, rivoltarono il mercato lasciando spazio alla pubblica via ed alla legalità. Per parecchi mesi gli uccellatori abbandonarono le loro postazioni. Avevano paura delle perquisizioni domiciliari. Da allora, purtroppo, mai più ripetute nell’ambito di interventi sempre più radi e poco efficaci. I Carabinieri del Colonnello Sottili, arrivavano in pochi ed in borghese. Avevano in testa una mappa, poco prima redatta da un anonimo battitore. Segnalava lui i punti dove si erano sistemati i bracconieri. Dal Nucleo Radiomobile di Corso Calatafimi, partivano una quarantina di Carabinieri, ma la quasi totalità rimanevano lontani dal mercato. In pochi, invece, si inoltravano sempre separati tra loro. Al segnale prestabilito si qualificavano chiedendo i documenti. Per i bracconieri era come una doccia fredda.   Nel giro di pochi secondi l’intera piazza era circondata da altri Carabinieri, in divisa e non. Automezzi, reti, uccellini, gabbie, tutto sotto sequestro. Poi le perquisizioni nelle case assieme a bravi ausiliari di P.G. esperti nell’identificazione dei volatili, e nuovi sequestri di avifauna protetta e mezzi di cattura. In poche settimane un sistema pluridecennale di illegalità venne sconquassato.

Un anno addietro l’ultimo sequestro del Corpo Forestale della Regione Siciliana, ma già da prima ve ne erano stati pochi, non molto efficaci ed in genere avvenuti solo dopo le denunce delle associazioni.

Provate a contare le domeniche comprese tra il 10 marzo 2013 e quella appena trascorsa. Moltiplicate per non meno di 400-500 cardellini esposti (vi sono poi quelli nascosti nelle auto ed al chiuso dei depositi) e moltiplicate per non  meno di dieci euro ad uccellino. Il mercato è sempre lì, per chi volesse ammirarlo basta recarsi già alle prime luci dell’alba di domenica, all’incrocio tra via Mira e via Martoglio. Buona visione.

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