vivisezione III
GEAPRESS – Il 4 marzo 2014, esattamente un anno addietro, veniva pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo n. 26 recante “Attuazione della direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”, meglio nota con il più esplicito termine di “Direttiva Vivisezione”.

L’entrata in vigore del Dlgs avveniva venticinque giorni dopo ma dal 4 marzo 2014, con i soliti ritardi del legislatore italiano, la tanto criticata “Direttiva Vivisezione” è stata quasi integralmente copiata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

Dal settembre 2010, anno di approvazione al Parlamento Europeo, al marzo 2014. Quasi quattro anni di ritardi, richiamati dall’Unione Europea per accellerare l’iter approvativo. Per averne una nuova, stante i tempi medi di approvazione,  dovranno passare non meno di venti anni. Nel frattempo gli animali continueranno ad essere vivisezionati, oppure, secondo un termine già passato in disuso in favore di altri ancora più soft, verranno “sperimentati”.

Intanto il problema della vivisezione, rimane. Risulta difficile definire in altra maniera una serie di esperimenti per i quali rimandiamo ad un nostro precedente articolo redatto in occasione dell’entrata in vigore del Dlgs. Dai cani adulti uccisi a fucilate ai cuccioli con un colpo in testa, passando per il nuoto forzato fino ai piccoli uccellini bengalini (vedi articolo GEAPRESS).

Meno immediato, soprattutto in tempi di comunicazione spot, è invece capire il perchè la vivisezione rimane. Un problema che a nostro avviso è probabilmente tipico di un sistema chiuso, che tende ad autorigenerarsi. Finchè non verrà sostenuto un sistema alternativo, il metodo non cambierà.   Troppi secoli lo appesantiscono, troppe ruggini nei nodi centrali di un cambiamento che, con questo modo di fare politica, difficilmente potrà avvenire. Il legislatore espressione  di un mondo politico svuotato di ideali, continuerà a fare da passacarte. Vale per la vivisezione, ma anche per i sistemi ben più piccoli (ad esempio i circhi equestri) piuttosto che le immense lobby dell’industria energetica che da sempre condizionano l’economia del mondo. Si investe poco nella ricerca dei metodi alternativi e probabilmente si occulta quando si rischia di avviare un cambiamento. Basta non finanziarlo e cadrà da solo.

Il resto è cronaca degli ultimi mesi. Alte voci dell’attuale politica (vecchia di decenni) che riferivano di presunti vaccini italiani anti ebola ottenuti con la sperimentazione animale (… e dei quali piacerebbe sapere che fino hanno fatto), fino ai litigi online (..e non solo) tra contrari e favorevoli alla sperimentazione animale.

La lotta contro la vivisezione, almeno per gli aspetti legislativi, sembra entrata in una fase di stallo. Non curata, come sostenne l’On.le Sonia Alfano, quando l’iter era in corso negli Uffici europei, ed infine mischiata con la vicenda di Green Hill. La questione “Direttiva” esplose subito dopo la sua approvazione, nel settembre 2010. Un fragore inatteso quando ormai non vi era più niente da fare. Solo allora in molti si sono accorti che c’era qualcuno, in Lombardia, che sfidava a viso scoperto l’allevamento di Green Hill. Guidata oppure no, in campo animalista o avversario che sia, l’onda ha poi sommerso tutto ritirandosi con l’approvazione del Dlgs del 4 marzo 2014.

Forse sarebbe stato meglio chiamarlo “Dlgs del 4 marzo 2014 Green Hill”. Oggi compie un anno, ma sembra essere passato un secolo.

La Redazione

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