GEAPRESS – Offresi Pia per foto elettorale. Pia è l’unico cane al mondo che vuole risiedere in un canile municipale il quale, però, ha deciso di non farla entrare (vedi articolo GeaPress). Il fatto è avvenuto, forse non a caso, in una delle città simbolo del randagismo: Palermo.

Pia è forse un cane di altri tempi. Per godersi una casa dovrebbe scegliersi un politico. In periodo elettorale, ovviamente. Dunque, Pia dovrebbe ragionare con il cervello di un uomo e per questo vendersi facendosi fotografare. Ai suoi tempi, però, la macchina fotografica non era di uso comune. Peccato, di politici ne avrebbe avuti quanti ne voleva.

Tutti, infatti, sembrano essere affetti dalla sindrome del cagnetto tra le braccia. Poi ci sono i precursori, come nel caso del Presidente del Senato Renato Schifani che si fece fotografare in compagnia dell’On.le Brambilla ed i cani di Green Hill. Noi, però, non abbiamo ancora trovato una mezza dichiarazione del Presidente sugli animali della sua città. Palermo.

E’ vero, viviamo in un’epoca nella quale è facile andare addosso al politico. Proprio per evitare di sentirci presi in giro, occorre valutarli per quello che fanno e non fanno. Per quello che promettono e nel caso mantengono oppure no. Non sono realtà distanti. L’importante è non perdere cognizione del vivere quotidiano che in genere evolve lentamente rispetto alle promesse. Per accorgersene basta non scollare i piedi da terra. Viceversa si hanno due mondi non comunicanti, salvo poi ricadere e ritrovarsi infine frustrati dall’ennesima presa in giro.

Politici nazionali come quelli di autorità locali. In entrambi i casi si rischia di vivere in una sorta di atmosfera ovattata, fatta di presentazioni, convegni, genuflessioni innanzi all’immane potenza del politico che ha rischiato di farci passare l’obbrobio della riforma della legge 281 sul randagismo come l’ennesima vittoria animalista. Una persona non ti segue, se non parli di felicità.

Si capisce che le autorità locali, specie in prossimità delle elezioni, non possono lasciare scontenti gli elettori, negando loro il permesso dell’incivile spettacolo e quindi avremo i cavalli cittadini protetti e quelli delle borgate esposti al martirio di crudeli gaudenti“. Cosi scrive un lettore del Giornale di Sicilia, tale Oleandro, a proposito di due mondi confinanti ma non comunicanti. Occhio che non vede, cuore che non duole. In periodo elettorale, sembra dire Oleandro, è ancora più facile.

Lo stesso Oleandro aggiunge “Nulla di male, però, se di fronte alla lodevole agitazione, l’uomo scettico sorride, nel pieno convincimento che si tende sempre a curare il sintomo per riguardo agli altri e non il male per rispetto di noi stessi“. Oleandro è un lettore dei nostri tempi. Mai come in queste settimane, con un patetico spettacolo della politica con i cani in braccio, è facile vendere felicità e promesse. Forse, però, sarebbe meglio provare a ragionare del perchè abbiamo bisogno di tutto ciò.

Oleandro criticava una associazione che aveva preso le difese dei cavalli ma solo per fare bella figura con i turisti. In realtà tutto continuava ad andare per il solito verso, “specie in prossimità delle elezioni“. Il politico, dice Oleandro, non può lasciare scontenti gli elettori. Oleandro ha capito tutto e lo aveva scritto in una lettera inviata al Giornale di Sicilia, pubblicata nel numero 237 del 29-30 agosto 1913.  

La Redazione di GeaPress

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