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GEAPRESS – Entrerà in vigore il prossimo 2 aprile il Decreto Legislativo 16 marzo 2015, n. 28  recante “Disposizioni in materia di non punibilita’ per particolare tenuita’ del fatto“. In altri termini dal 2 aprile sarà in vigore la legge che renderà  impunibili, sebbene a determinate condizioni, un’ampia schiera di reati.

L’attenzione, almeno in casa animalista, è stata centrata sul reato di maltrattamento ed uccisione di animali. Poco o nulla è stato invece detto sui reati relativi alla protezione della fauna esotica ed autoctona.

 

REATI VENATORI E CITES

Il Decreto Legislativo già pubblicato nella  Gazzetta Ufficiale n. 64 del 18 marzo scorso, prevede la non punibilità per i “reati  per  i  quali  e’  prevista  la  pena detentiva non superiore nel massimo a cinque  anni,  ovvero  la  pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena“.

In genere si fa molta confusione tra arresto, reclusione e detenzione. Molto volte, nel linguaggio corrente, vengono eguagliati, ma giuridicamente significano cose molto diverse. In estrema sintesi la detenzione considera sia l’arresto che la reclusione. L’arresto vale per i reati di contravvenzione; la reclusione per i reati delitti. Dunque, quando si parla di detenzione, il riferimento è per entrambi i tipi di reati. Tra quelli di “contravvenzione” vi sono, ad esempio, tutti i reati venatori e quelli Cites. L’impunibilità,  dovrebbe valere anche per loro (venatori e Cites).

Stante così le cose vi sarebbero, poi, ulteriori risvolti negativi. Prendiamo ad esempio l’abbattimento di un animale appartenente a specie protetta. La legge sulla caccia prevede la sospensione temporanea del porto d’armi solo nel caso di seconda condanna divenuta definitiva. Supposta l’impunibilità, il cacciatore, per arrivare alla sola sospensione della licenza, dovrebbe ora aver violato per la terza volta e non più due. La prima potenziale condanna, infatti, potrebbe essere  abbuonata con l’impunibilità.

Contrariamente ad un errore più volte ripetuto anche in casa animalista, il Decreto Legislativo ora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, non depenalizza, ma rende impunibile il reato a determinate condizioni. Tra queste “le modalita’ della condotta e per l’esiguita’ del danno o del pericolo“, così come nel caso in cui “l’offesa e’ di particolare tenuita’ e il comportamento risulta non abituale“.

Quando una offesa è di particolare tenuità?

 

REATI DI MALTRATTAMENTO E UCCISIONE DI ANIMALI

Il Decreto Legislativo che sta facendo già squillare alcune trombe su un nuovo improbabile successo animalista, esclude l’impunibilità “quando  l’autore  ha  agito  per  motivi  abietti  o futili, o con crudelta’, anche in danno di animali,  o  ha  adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata  difesa della vittima, anche in  riferimento  all’eta’  della  stessa  ovvero quando la condotta ha  cagionato  o  da  essa  sono  derivate,  quali conseguenze non volute, la morte  o  le  lesioni  gravissime  di  una persona“.

Siamo sicuri che l’aver citato “anche in danno di animali” rappresenti l’indubbia  vittoria?

Sicuramente no. La nuova formulazione da adito a numerose interpretazioni che andranno ad aggravare la già farraginosa impostazione della Legge 189/04 che in più occasioni ha lasciato a bocca aperta nel caso di condanne esigue o assoluzioni. Fatti, questi ultimi, che consentono di scagliare facili pietre contro Giudici e Forze dell’Ordine, ignorando, invece, le mille scappatoie già consentite. Con il nuovo Decreto sarà ancor peggio.

1) Se da un lato la nuova norma richiama la “crudeltà” (espressamente citata nei reati di maltrattamento e uccisione) si scorda, invece, il “senza necessità” ovvero l’altro “parametro” che  consentiva la piena sussistenza dei reati di maltrattamento ed uccisione, sebbene nelle sole forme dolose. Tutte le altre fattispecie che si richiamavano al “senza necessità“, sembrano ora potersi escludere.

2) Secondo una macchiavellica impostazione che contraddistingue il più tipico burocratese italiano, la frase “anche in danno degli animali” considerata dal nuovo Decreto legislativo, non è inserita in un contesto chiaro. Quali periodi del comma  considera esattamente? Potrà essere riferita solo nei casi di “crudeltà”, piuttosto che in quelli che precedono la frase, o per tutti quelli dell’intero comma?

 

DIVIETI DI COMBATTIMENTI TRA ANIMALI

Alla base del riscontro del combattimento, la Legge 189/04 pone il solo rischio di mettere in pericolo “l’integrità fisica dell’animale“. Si vedrà come il reato andrà ad inseririsi nella nuova norma che potrebbe però escluderlo soprattutto  nei casi di persone che allevano o addestrano  cani, già blandamente puniti nonostante rappresentino la quasi totalità degli interventi di repressione.

 

SI POTRA’ ARRIVARE ALLA CONFISCHE DEGLI ANIMALI?

Cosa succederà agli animali che vengono sequestrati ad un soggetto che risulterà “impunibile”? Come si potrà arrivare a confisca? La non punibilità potrebbe non escludere la possibilità da parte del Magistrato di provvedere alla confisca, ma cosa succederà quando il possibile danno economico ammonta a cifre consistenti? Pensiamo ad esempio all’impunibilità di un gestore circense che si vede sequestrati animali che gli fruttano centinaia di migliaia di euro.

Il dubbio potrebbe valere per elefanti e leoni, come per gli uccellini protetti sequestrati ad un cacciatore impunito.

 

CHI E’ LA PERSONA OFFESA?

Il nuovo Decreto prevede la possibilità di una qualche opposizione all’ipotesi di impunibilità. La nuova legge, infatti, dispone che “se l’archiviazione e’ richiesta per  particolare tenuita’ del fatto, il pubblico ministero deve darne avviso alla  persona  sottoposta  alle  indagini  e  alla  persona offesa,  precisando  che,  nel termine  di  dieci  giorni, possono  prendere   visione   degli   atti   e   presentare opposizione in cui indicare, a pena di inammissibilita’, le  ragioni del dissenso rispetto alla richiesta”. Dunque, da parte della … difesa degli animali…, sembra avere una certa centralità proprio la persona offesa. Chi è però quest’ultima? Escludendo  un elefante come un cane, si deve sperare in una associazione (nel caso ne sia informata) che dovrà affrontare le spese relative per opporsi. Potrebbe però essere lo Stato, che dovrà opporsi a se stesso sostenendo la punibilità del potenziale imputato.  Non scordiamoci, a proposito di persona offesa, che  la legge contro i maltrattamenti tutela il sentimento umano e non gli animali in quanto tali .

 

In definitiva, la nuova norma, sembra uscita dalla romanzesca quanto realistica visione del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. A sostenerlo è il blog “Il Patto Tradito” curato dal presidente dell’ENPA di Milano Ermanno Giudici. Tutto deve dare l’imprensione di cambiare, proprio perchè nulla cambi.

Con questa legge si rischia di ingarbugliare ancora di più le mille forme interpretative della 189/04 ed addirittura escludere a priori alcuni campi di applicazione.

L’unica speranza è che un Magistrato, trovandosi innanzi un procedimento di maltrattamento (come di uno dei tanti altri reati per i quali è stata prevista l’impunibilità)  invii il tutto alla Corte Costituzionale. Certo, a firmarla è stato anche un ex Giudice Costituzionale, ma la speranza è l’ultima a morire.

Evitiamo, però, il canto di nuove vittorie animaliste. A nostro avviso è comunque tragico che si potrà dichiarare impunita una persona che rischia(va) una pena detentiva di ben cinque anni!!!

La Redazione

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