Vi raccontiamo di Luna, Zagor, Laika, Rosinella, Bobi…Vi raccontiamo una storia, che è molte storie, di un cane che ha vissuto libero, che poco a poco ha conquistato i cuori della gente vincendo diffidenze e paure, vincendo false “credenze” e leggende metropolitane diffuse dagli insofferenti, da quelle persone “che solo gli umani contano” e “che prima di tutto vengono i bambini”.

Luna viveva a Ferrandina (MT), il paese di Rondella (leggi articolo GeaPress), ma la sua storia assomiglia a quella del materano Zagor e a quella delle innumerevoli Laika. Le Laika sono tante, commemorano la cagnetta spedita nello spazio verso un destino di morte e terrore sicuri, in nome di una falsa scienza (leggi articolo GeaPress), peccato che non ci sia un nome per tutti gli immolati alla vivisezione!
La storia di Luna è affine a quella di Rosinella di un porto salernitano, e a quella di Bobi di un paese matesino o a quella di Birillo di Butera (leggi articolo GeaPress). La storia di Luna è una comune storia meridionale.

In Giappone questi cani avrebbero avuto un monumento, come Hachiko, ma nel meridione dell’Italia, come nella vicina Grecia, sono troppi per poter essere commemorati tutti. Qualche cane ha avuto l’onore della cittadinanza onoraria, come Peppino di Matrice (CB) , o di essere commemorato con una statua, come Gaetano di Lentini (SR) , o con una lapide, come Rondella. In Grecia Kannelos ha una pagina su Facebook, con migliaia di fans di tutto il mondo. Rosinella nel porto era accudita ed amata, Bobi, enorme canone dal pelo fulvo, accompagnava i bambini a scuola ed andava a riprenderli, Peppino e Rondella, invece, erano specializzati per i funerali.

A piazza Plebiscito, a Napoli, grazie alla prima “storica” ordinanza che istituiva il cane di quartiere negli anni novanta, ogni cane aveva la sua storia e la sua dignità, uno spettacolo incredibilmente bello …quando si dice “vedi Napoli e poi muori!”.

Alla faccia dei lager, degli affaristi del randagismo, degli opportunisti del business del randagismo, degli amministratori incompetenti o collusi, dei condòmini intolleranti, quando si riesce a coniugare tolleranza con risparmio, libertà per i viventi con norme rispettose dei diritti, con quattro soldi, senza gare d’appalto, senza sbarre, senza repressioni, senza accalappiacani, senza anestetici delle coscienze si riesce a convivere civilmente.

Per gli intolleranti va ribadito, anche se sembra una banalità, che la città sorge “semplicemente” là dove non c’era, rubando territorio alla natura e che l’habitat di cui, a forza, ci appropriamo non è solo il nostro, ma anche quello del cane, del gatto, del topo, del piccione… le politiche di tolleranza sono necessarie oltre che dettate dall’etica.

Il riconoscimento della figura del cane di quartiere (leggi pagina GeaPress) restituisce, o meglio mantiene, la dignità di questi viventi non condannandoli, incolpevoli, all’ergastolo e contenendo, di fatto, le spese di mantenimento. Ovviamente servono alcuni accorgimenti di base come la sterilizzazione dei cani stessi e l’educazione alla tolleranza dei concittadini, va fatto capire loro che i cittadini-non-umani hanno diritti morali e legali.

Luna arrivava di notte, furtiva e schiva, aveva paura, non si faceva toccare, e nel quartiere proprio non la volevano: veniva scacciata, aggredita. Partorì anche otto cuccioli, glieli avvelenarono tutti! Luna non morì perché, da brava mamma, faceva mangiare i suoi piccoli.

Fu sterilizzata dai volontari che la accudivano, ma gli intolleranti del quartiere cominciarono a raccogliere le firme per mandarla via, subito comparve la contropetizione per farla restare; si chiese al Sindaco di riconoscerla come cane di quartiere, ma Luna non ha mai avuto “il” riconoscimento ufficiale anche se di fatto, un po’ alla volta, è diventata un cane di quartiere.

Poi, piano piano, lentamente, qualcosa è cambiato. Luna, come tutti i cani liberi di intrecciare rapporti sociali intra ed extra-specie, ha fatto il miracolo.

Lei accompagnava i bambini a scuola e la mamma le allungava un biscotto, Zagor a Matera oltre alla grattatina sotto il collo aveva anche una ciotola di latte, Rosinella i grattini sulla pancia.

Luna nella sua cuccia, regalo del quartiere, condivideva lo spazio coi gatti della colonia felina, distribuiva amore come solo i cani sanno fare. Ora che non c’è più, ultimamente i suoi reni avevano smesso di funzionare a dovere, ha lasciato un grande vuoto; gli abitanti del quartiere sono unanimi nel dire che ha lasciato un grande vuoto.
Ciao Luna!

Elisa D’Alessio
Presidente associazione GeaPress

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