orango cucciolo
GEAPREESS – Chi ricorda gli incendi che avevano colpito l’isola di Sumatra, visibili dalle foto satellitari? Non uno, ma due, trecento roghi che alimentarono l’accusa contro  le nuove tecniche colturali imposte a spese della foresta pluviale.

A simbolo di tale devastazione, è finito il povero Orango. Le immagini tristissime della grande scimmia rimasta isolata sugli alberi superstiti attorniati dal fumo e dallo scoppiettio di ceppi ardenti, hanno ben rappresentato l’agonia della natura.  L’ultimo respiro, di un ambiente che rantola con le lunghe braccia dell’Orango che poteva spostarsi solo da un tronco ad un altro. Tutto attorno, la nuove legge dell’uomo aveva probabilmente imposto una monotona coltivazione fatta di piante tutte uguali.

Il principale imputato del nuovo cambiamento è ormai arcinoto. L’olio di palma, infatti, è nominato dai media quasi quotidianamente. Non è l’unico prodotto della palma. Vengono utilizzati semi e frutti e vi è poi l’altro problema, quello del biocarburante.

Certo non è tutta colpa dell’olio di palma (peraltro presente nel mercato anche con quello certificato che dovrebbe garantire l’ecosostenibilità) se le foreste stanno scomparendo. Nel mondo c’è il problema del caffè, del thè, del legno pregiato di larghissimo consumo, l’industria della carta ed altro ancora. Tutto sommato viene anche facile accusare paesi facenti parte, spesso, del cosiddetto terzo mondo. A nessuno viene in mente di rinverdire nuovamente la Pianura Padana o di allagare le valli del polesine. Figuriamoci, poi, di fare tornare il Lago Fucino in Abruzzo, come le paludi pontine o i vasti boschi che un tempo (neanche poi tanto lontano) ricoprivano quasi per intero la Sicilia. E’ il terzo mondo, paesi a noi lontani, anche se poi  li mangiamo a grandi morsi.

L’olio, in un certo senso, compare anche nell’Expo che oggi si è inaugurata a Milano. Sarà anche quello “buono”, ma c’è in alcuni nomi che hanno abbinato il loro marchio all’Esposizione la pretesa di nutrire il pianeta.

Quello che però non si è capito, a proposito di Expo, è chi, nutrendo il pianeta, vorrebbe poi mangiare la torta. Quale modello, cioè, si dovrebbe adottare?

L’olio di palma, a differenza di altri prodotti, ha però un suo martire. Una vera e propria icona delle devastazioni. Lo ha ripreso pure Report presentando la puntata di domenica prossima che manderà in onda un servizio di Sabrina Giannini dedicato proprio all’olio di palma. Non mancheranno le polemiche anche perchè (…chissà perchè …) tranne una parziale visita autorizzata in uno stabilimento di lavorazione, tutti gli altri hanno abbassato la saracinesca difronte alle telecamere. Peccato.

La vera paura dell’olio di palma è però rappresentata da un Regolamento dell’Unione Europea che proprio quest’anno ha reso obbligatorio specificare nelle etichette dei prodotti alimentari, la presenza dell’olio di palma. Il consumatore, cioè, potrebbe informarsi e fare una scelta, … una volta tanto.

Cosa non da poco, tanto per rimanere all’olio di palma, visto che fino a pochi mesi addietro era possibile proprinarlo sotto altri nomi. L’orango, pacifico essere di una natura sempre più ideale, potrebbe una volta tanto arrabbiarsi.

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