cuccioli guinzaglio II
GEAPRESS – Nello scorso editoriale (vedi articolo GeaPress) si era posta l’attenzione sull’annoso problema del traffico di cuccioli provenienti dall’est Europa e l’inefficacia della legge che, sul finire del 2010, era stata approvata con toni forse un po’ troppo esagerati. Appena cinque giorni addietro avevamo detto che altri sequestri molto probabilmente sarebbero seguiti ed infatti, da allora, le Forze dell’Ordine ne hanno concluso altri due.

Considerato che i “carichi” di cuccioli dall’est intercettati, rappresentano sono una percentuale limitata di quelli effettivamente transitati, non c’è da stare allegri. Cinque sequestri in pochi giorni premiano giustamente l’impegno delle Forze dell’Ordine, ma rappresentano solo la cima di un iceberg.

Anche in questa seconda tranche di sequestri, si è inoltre avuta notizia di un soggetto già conosciuto per queste vicende. Lo avevamo scritto nel precedente editoriale e lo ripetiamo: la legge non è un valido deterrente per i trafficanti.

Purtroppo a poco servirà (se non forse a peggiorare le cose) anche la condanna recentemente annunciata ad Udine. Toni enfatici a parte, in pochi hanno notato entità e tipologie dei reati contestati. Non compare, ad esempio, il reato di maltrattamento di animali ma bensì il ben più debole 727 del Codice Penale relativo alle inidonee condizioni di detenzione. Si tratta di reati molto diversi tra loro anche se spesso, nei media, appaiono facilmente mischiati sotto la stessa titolazione di “maltrattamento di animali”. Il 727 è di fatto poco più che una sanzione amministrativa macchiata di penale, che la dice lunga sugli ingloriosi risvolti giudiziari della legge 189/04 (si tratta della nota legge che avrebbe dovuto costituire un deterrente contro il maltrattamento di animali). Lo scombinare delle varie fattispecie di reato messo in atto dalla legge 189/04 non ha di certo favorito gli animali. Questo nonostante gli squilli di tromba che annunciarono l’entrata in vigore del nuovo provvedimento.

Non è un caso, allora, che anche la Guardia di Finanza di Gorizia, in uno dei due interventi che si sono susseguiti negli ultimi giorni, ha applicato non il reato di cui all’articolo 544-ter del Codice Penale (maltrattamento) bensì il secondo comma del debole 727 del Codice Penale, ovvero le inidonee condizioni di detenzione. Si tratta dello stesso comma della sentenza di primo grado di Udine che però nessuno ha voluto specificare nella sua tragica debolezza.  In altri termini, il processo giurisprudenziale è avviato, dimostrazione di un’altra cosa che non va nella legge 189/04.

Ad Udine, inoltre, nella vicenda giudiziaria che ha fatto seguito al sequestro di ben 876 cuccioli, gli imputati sarebbero stati condannati a pene comprese tra 4 e 6 mesi di reclusione e multe che variano da 3.500 a 4.000 euro. Tre persone, poi, avrebbero ricevuto la sospensione di quattro mesi dell’attività di trasporto e commercio di animali. Basterebbe, però, specificare cosa in realtà è la reclusione e cosa significhi nei fatti una sospensione dell’attività di trasporto per capire come la sentenza, per gli imputati, non sia andata così male. Certo, hanno perso tutti i cuccioli, già ai tempi fatti adottare dalla Finanza in una operazione che tenne non poco impegnati i centralini delle Fiamme Gialle, ma nella sostanza poco o nulla cambierà se non la perdita del “valore” equivalente di centinaia di piccoli animali.

Più che traffici di cuccioli sembra quasi di trovarsi innanzi ad una giostra che non cambia direzione. Basterebbe dire che reclusione non significa galera; per avere un minimo di reato che vada ad incidere sulla libertà personale occorrono previsioni di pene minime che si misurano nell’arco di anni. Purtroppo tutti i reati che in qualche maniera riguardano gli animali, sono abbondantemente al di sotto di questa soglia. Tutti a casa, dunque, con una pacca sulla spalla.

 
© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati