In un articolo a firma di Paolo Berizzi, apparso nella versione on line del quotidiano La Repubblica (leggi articolo) viene dato ampio risalto alle ricerche che il Ministro per il Turismo Michela Vittoria Brambilla, avrebbe messo in campo per rintracciare uno dei suoi cani, ora smarrito. Non vogliamo commentare nessun tono che potrebbe apparire dalla lettura. Benevolo o malevolo, non ci interessa. Ognuno pensi ciò che vuole. Rileviamo solo che LEIDA e LIDA sono due cose diverse e che forse la Brambilla non è stata poi così tanto criticata dagli animalisti (ovviamente a torto) per essersi fatta filmare con una tigre. Anzi, aggiungiamo noi, non c’è neanche piaciuta quando è andata ad inaugurare un nuovo settore dello zoo di Le Cornelle, in provincia di Bergamo. Tutti possono sbagliare e, per quanto ci riguarda, non lesiniamo critiche neanche quando una persona ha una sicura sensibilità verso gli animali.

La Brambilla anti-caccia, però, per alcuni è riconoscibile a pelle. In primis per i cacciatori, ma noi ci illudiamo che anche tra chi ha sognato fin da piccolo un mondo senza armi (almeno da caccia o comunque utilizzate, specie se contro indifesi ed innocenti che guerre non hanno interesse a fare), alcuni “segnali” vengono immediatamente decifrati. Si vede nelle stesse smorfie di una diretta televisiva che, possiamo capire, vengono riprese nei commenti dei cacciatori infuriati. Dalle espressioni del Ministro, quando si parla di caccia, alcuni traducono l’immediato messaggio: questo sta dicendo una grande … fesseria!

Ritornando al cane smarrito della Brambilla, ci piacerebbe vedere questa storia nella sua semplicità. Potrebbe anche darsi che molti, smarrendo il proprio cane, ed avendo i soldi per farlo, assolderebbero un esercito (magari senza armi) pur di trovarlo. E se quel cane fosse poi di un loro amico, non si tirerebbero indietro. Anzi, potendo fare qualche cosa, lo farebbero anche per uno sconosciuto. Certo non si potrebbe fare, con gli stessi mezzi, per tutti i cani smarriti ogni giorno in Italia, come sicuramente farà anche la Brambilla. Può darsi, cioè, che al di là della dichiarazione dei redditi, il comportamento della Brambilla sia molto più comune di quello che potrebbe sembrare.

Proprio per questo, però, si poteva forse evitare la chiosa finale sulle polemiche. Lo diciamo solo perchè si potrebbe essere indotti a pensare che l’amore di una persona per i suoi cani sia stato utilizzato per spargere un pò di veleno. Ma questo è solo un nostro malevolo pensiero.

Volendo, però, fare una critica a Paolo Berizzi, rileviamo che nel suo scritto non compare da nessuna parte l’augurio a ritrovare il cane, ancorchè il rischio che viene addebitato alle paure della Brambilla, è che possa finire impallinato. Anzi, secondo lo stesso articolo, il Ministro non voleva che questa storia si sapesse perchè (stante quanto riferito dall’articolo de La Repubblica al pensiero della Brambilla) se i cacciatori vengono a sapere che trattasi del suo cane, lo impallinano per vendetta. Povera Ministra, se questo era realmente il suo pensiero. E pensare che aveva fatto affiggere finanche un manifesto con la foto del cagnetto, lauta ricompensa (come fanno tutti) e numero di telefono (anche questo, incredibilmente, è in uso). Nessun riferimento a lei, però. Ha paura, dice La Repubblica, e non voleva che si sapesse.

Sembrerà strano ma possono anche esserci persone, a prescindere da cariche, redditi o colori della politica, che possono provare grande dolore nel perdere un cane così come una persona. Del resto, le paure della Brambilla, si sono purtroppo già concretizzate in numerose vendette che hanno però centrato gli animali. Poi, c’è anche chi spara per il piacere di farlo, è già successo anche questo e non ha riguardato necessariamente persone con il permesso di caccia.

Giovanni Guadagna
Redazione GeaPress

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati