lupo
GEAPRESS – “Bene o male, l’importante è che se ne parli.” Un detto famoso, che sembra ormai imperante grazie alla comunicazione via web. Tempi di riflessione praticamente nulli e veloci smanettamenti, accellarano la veicolazione di notizie improbabili che fino ad una ventina di anni addietro erano riservate (o forse desiderate) solo ai grandi nomi della comunicazione cartacea o televisiva.

In fin dei conti, l’importante è che se ne parli.

Ne sa addirittura qualcosa (ammesso che se ne sia accorto) Papa Francesco, ripreso quasi ovunque con l’annuncio degli animali che vanno in Paradiso. Piccoli canali del copia incolla, animalista e non, fino ad alcune grandi testate, hanno ripreso quanto il Papa non aveva mai detto. Sarebbe bastato dare un’occhiata al resoconto dell’Udienza Papale in questione per accorgersi che nulla era mai stato in tal senso proferito. Un veloce copia incolla nel caos mediatico quotidiano aveva in realtà affibbiato a Papa Francesco un accenno di un precedente Pontefice. La gara a chi arrivava primo, si è poi conclusa con una bolla di sapone, rimasta tale perchè da molti non rettificata. Su queste basi, probabilmente, qualcheduno continuerà a costruire.

Un errore, forse dovuto al desiderio di audience.

Nella giornata di ieri, un noto network della comunicazione televisiva, con significative riprese online, ha edificato un’altra bolla che vede questa volta protagonista il tanto biasimato lupo. Un errore che è uscito dai veloci svarioni della comunicazione online ed è finito addirittura nei telegiornali a diffusione nazionale. Ad onor del vero, la bolla lupesca era già apparsa nella versione online di un altrettanto noto giornale italiano che aveva in tal maniera “legittimato” una sciocchezza in voga nei canali più bassi della comunicazione venatoria: i lupi, in Italia, sono stati reintrodotti! In realtà un evento probabile, tanto quanto la notizia del Papa e del Paradiso a quattro zampe.

Inutile citarli, perchè l’unica speranza di interrompere la catena è solo quella dell’oblio. Ogni contributo in tal senso, anche piccolo, è gradito.

Andiamo al titolo: “Dalle Alpi alla Sicilia, attenti ai lupi!”. Una notizia che sa quasi di favola, visto che lo scoop va ben oltre il “rischio” lupo. In Sicilia, infatti, il lupo è estinto perchè l’uomo,  già da tempo, era ricorso alla più nota delle armi a tema: la lupara. I tanti toponimi che segnano la  passata presenza nell’isola (cozzo lupo, contrada luparello, passo di lupo) e qualche raro reperto museale, rimangono da oltre 80 anni le uniche tristi testimonianze del canide selvatico. Eppure nella giornata di ieri, milioni di persone hanno appreso che il lupo in Sicilia c’è! Anzi, bisogna pure temerlo, … il lupo e non l’uomo che oltre ad averli sterminati ha elevato la lupara a ben altre più note sparizioni.

Ma tant’è. L’allegro articolo prosegue con stime “inedite” che speriamo non vadano a colmare uno dei veri problemi della gestione del lupo a livello nazionale: la mancanza di una banca dati centralizzata. Si apprende così che nelle ultime settimane, gli assalti di branchi selvaggi “sono” cresciuti in modo allarmante. Nel mondo della comunicazione, dove (nessuno escluso) adopera il condizionale fino a condanna definitiva (..nei non molti casi in cui ci si arriva..) il lupo è subito colpevolizzato senza diritto ad appello. E’ lui, branco selvaggio, la causa di tanti assalti sempre più allarmanti. In effetti qualcosa di vero c’è: in Sicilia (dove gli ultimi lupi sono scomparsi negli anni trenta) ai cani cosiddetti “da mannara” vengono tutt’oggi crudelmente tagliate le orecchie e riposto il collare antilupo. Durante la difesa del gregge vengono così protetti da altri cani, quelli randagi che poi, molte volte, tanto randagi non sono.

Nessuna regione italiana, però, sarebbe esente dagli attacchi lupeschi. L’articolista conferma che dalla Romagna, alle colline toscane, fino alle alture marchigiane, le greggi sarebbero “sterminate”. Le “vittime”, però, non sono solo i domestici. Ai lupi, infatti, non è concesso nutrirsi neanche dei selvatici visto che, riferisce sempre lo stesso articolo, non mancano “vittime come cinghiali e mufloni”. Forse andava spiegato che il lupo non può nutrirsi di funghi e cicoria;  bensì deve predare e non creare vittime  come nel caso  di cinghiali e mufloni che in realtà sono lo specchio di un altro problema, ossia le immissioni, ad uso venatorio, di fauna alloctona. E’ il caso dei grossi cinghiali centroeuropei, per non parlare dei mufloni che si annoverano finanche nella fauna del venatorio Veneto.

L’articolista, però, questo non poteva saperlo o forse no, visto che in una nota di improbabile impronta ecologica concede al lupo l’utilità di contenere le “invasioni” di cinghiali ed altri animali dannosi per l’agricoltura. Quali altri animali? Le cimici delle piante o quelli lasciati andare in tutta Italia come nel caso dei cinghiali, per fare felici le doppiette? Chi ha portato lo squilibrio ecologico?

Perchè allora i lupi al posto di sbudellare un capriolo si sono messi a sterminare pecore ed agnelli? Perchè, riferisce sempre lo stesso articolo, forse qualcuno ha esagerato con il ripopolamento forzato. La conclusione di cotanta scienza che ieri ha impillolato milioni di telespettatori, è che di recente “si sono” introdotti i lupi nella speranza di contrastare i cinghiali devastanti per le coltivazioni. Della serie, le abbiamo tentate tutte, ma a questi lupi sembra che non sia rimasto altro da fare che scodellare cuccioli e mangiare pecorelle; per difendere l’agricoltura, poi, la medaglia si sarebbe pure rovesciata e con l’introduzione dei lupi si è prodotto un danno all’allevamento.

Peccato, però, che nessuna introduzione di lupi sia mai avvenuta nel nostro Paese per non parlare del fatto che, nelle limitate zone dell’Italia centrale dove il grande predatore è sempre stato presente, non vi è mai stato riscontro al presunto pericolo per l’incolumità delle persone. Gli unici lupi liberati sono i pochissimi ricoverati nei Centri di Recupero e fatti tornare nell’ambiente ove erano nati prima di finire impallinati, avvelenati, presi nei lacci-cappio ed in alcuni casi investiti. Una percentuale limitata rispetto ai ben più numerosi animali che si sono trovati finanche a pezzi appesi nel bel mezzo dei centri abitati.  Lupi trovati capitozzati, evirati, spellati, pendolanti in orrende pose frutto dell’autostrangolamento causato dai cappi metallici piazzati nei loro camminamenti.

Branchi di lupi (come riferito nella giornata di ieri) assaltano le mandrie e le greggi fuori dalle stalle. In pericolo, però, ci sono pure le persone ed ai predatori si aggiungono spesso cani randagi. Cani che ovviamente non possono che essere aggressivi e violenti. Così finisce il  servizio/articolo che ieri è andato in onda.

E’ intervenuto l’Ordine dei Giornalisti? E’ intervenuto uno dei Ministeri competenti? Ovviamente no e la risposta, a nostro avviso, è molto semplice. La difesa degli animali, non suscita ancora l’indignazione necessaria. I nostri Parlamentari, poi, sembrano alcune volte più indirizzati a presentare collezioni di proposte di legge pro-animali sulle quali (a giudicare dall’enormità che rimangono nei cassetti) non si fa lobby. Va bene lo spot, di pochi secondi, da mostrare un po’ dove capita. L’importante è che se ne parli.

La Redazione

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