massimiliano rocco
GEAPRESS – Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, non ha bisogno di queste parole, perché sa già quanto infinitamente grande fosse il suo amore per la vita, soprattutto quella altrui.

Che fosse un amico, la compagna, il figlio o esseri alati, rettili e mammiferi destinati ad essere trasformati, dall’avidità e pochezza umana, in inutili orpelli o finti rimedi a tutto.

Massimiliano Rocco, per gli amici Max, era un sorriso e un vulcano, costretto dalla parte meno bella della sua passione, a stare quasi sempre tra uffici, riunioni, computer, convegni, pur di salvare il salvabile e consentire ad altri, di applicare i progetti per difendere animali, indagare sul campo, portare i risultati sperati. Non chiacchiere futili e parole vane, ma giorni, settimane, mesi, anni, passati faticosamente a discutere, scrivere, lontano da ciò che amava, per concretizzare sogni, speranze, conoscenze, e, dietro le quinte, la fine di traffici disumani di animali preziosi.

Sorrideva Max, raccontando le difficoltà immani che aveva sul suo percorso difficile, a volte quasi impossibile, per difendere chi non può parlare, votare, protestare.

La sua voce diventava bisbiglio mentre narrava antefatti e retroscena di questo lottare che lo vedeva regalare agli altri la possibilità di godere del volo di un’aquila del Bonelli, per ore, riuscendo solo ogni tanto, scappando da giornate senza fine tra strade e mura, a vedere con i suoi occhi ciò che salvava da sempre. Sorrideva Max, mentre i nervi e la rabbia mista a frustrazione si scontravano con i nuovi nemici, quelli che non ti tagliano le ruote ma ti gettano fango e ti rendono la vita una sfida amarissima, senza volti, senza colpevoli. E sorrideva con tristezza, pensando a quanto si sia spesso impotenti di fronte a chi su questa terra vive milionario semplicemente smerciando pelli scuoiate di rettili indifesi, come se chi li indossa pagando prezzi impossibili per gli onesti che faticano, come lui, diventasse più bello per un pezzo di vita distrutta portata a braccetto, o su stivali e scarpe per futili percorsi e passerelle.

Determinazione, accompagnata da immane competenza erano i compagni di tutti i giorni nel lavorare, senza che mai il suo nome apparisse, in indagini che hanno rallentato e ad oggi quasi fermato il saccheggio dei nidi di Lanari, Aquile del Bonelli, Capovaccai, nella Sicilia che racchiude ancora tesori preziosi.

Non era facile la sua vita, per nulla. Eppure sorrideva.

Nelle tempeste verbali e fiumi sotto forma di riunioni e parole senza fine, sapeva che era un sacrificio necessario, indispensabile, per vedere ancora aquile volare, rettili strisciare, elefanti barrire, foreste svettare e popolarsi di vita meravigliosa. Lo sapeva, pur nella durezza degli ultimi anni, pur smettendo di credere in molti umani. Sapeva che c’era chi come lui, che ci credeva, fortemente, fortissimamente, infinitamente in questa lotta per la vita altrui, che era alata, strisciante, corrente, saltante ed era anche la nostra.

Perché una vita senza il resto del vivente, è destinata a soccombere ed è infinitamente povera.

Lui veniva per ultimo. Lui era dopo le riunioni, le relazioni, gli esposti, il leone da riabilitare, l’Ara da sottrarre ad umani beceri, e l’intervento dall’altro lato del pianeta, perché l’avorio non fosse più commerciabile. Lui era il rettile raro, l’Ara quasi scomparsa, l’elefante ferito, l’Aquila sottratta. Diventava loro e per loro combatteva, ogni santo giorno, senza sosta. Per lui il tempo non c’era, per lui umano veniva dopo. Dopo gli affetti preziosissimi, dopo la passione, dopo l’ennesimo sforzo a volte vincente a volte no, di salvare qualcosa.

Anche la notte era per loro, come le infinite riunioni notturne che svelavano nomi e cognomi di chi smerciava gli splendidi rapaci di Sicilia. Non erano cieli stellati, cene rilassanti, sogni di un sonno meritato e rigenerante, ma generoso tempo regalato a ciò che amava, per porre fine ai cieli svuotati di un’isola impossibile nella sua ricchezza rubata.

I viaggi non erano quasi mai relax. Gli orizzonti di savane e deserti, foreste meravigliose e mari mai uguali, erano quasi sempre relegati a trasferte da un meeting internazionale ad un altro, qualunque fosse la denominazione. Lo scopo, sempre quello: salvare ciò che amava.

Discutere, raccontare, litigare, snocciolando dati su dati, conoscenza pura di chi crede in ciò che fa e lo fa bene perché sa che il nemico colpisce dove trova ignoranza e una battaglia fallisce perché debole.

Sono tanti gli amici che hanno vissuto con lui cieli non urbani e voli magici.Nel mio vivere lontana da lui, ricordo i nostri Gipeti in Engadina, le marmotte che fischiavano, i caprioli che saltavano dopo corse incredibili, per superare acque meravigliosamente impetuose. Il picchio muraiolo e il rifugio dell’Adamello Brenta, dopo una salita infinita e una discesa mozzafiato.

Ci si sente, si raccontano guai, sfide, sogni, speranze, rabbie, ci si dice che ci sentiremo, speriamo di vederci presto. Poi, un giorno di dicembre, in un paese lontano, quel “presto” diventa un mai più.

Tiro fuori con rabbia e dolore le sue parole, quelle ultime parole, rubate a giorni sempre pieni che non lasciano il tempo di pensare a chi ti è vicino sempre, anche se distante. Cerco spezzoni di quei dialoghi senza presenza, ma adesso riesco solo a ricordare che gli dissi che gli volevo bene, e davanti agli occhi ho il suo sorriso, e i suoi occhi che parlavano più di mille parole.

Ci mancherà, maledettamente.

Ci mancherà tutto di lui. E mentre lui è andato via, cammineranno sulle spalle dei suoi amici, gli ultimi progetti che aveva portato faticosissimamente ad un risultato concreto, come concreto era lui. Si salveranno i rapaci di Sicilia e gli orsi d’Abruzzo, e le sue lotte per il vivente lontano da noi, saranno punti fermi di dialoghi difficili. Una vita finita che ha regalato un futuro agli animali, in ogni giorno in cui è vissuta e che ancora oggi, lo farà per molto tempo ancora.

Il suo sorriso. Il suo esternare la vita e le sue pesantezze. Il suo sguardo. I suoi sogni. Lo vedrò ancora, in ogni cosa bella della vita, nel volo di un falco, nella fuga di un cervone, nell’elefante che beve, nelle farfalle leggere e fragili che migrano e mi evitano senza fermarsi.

So che dietro al bello che ancora vive con noi, c’è stata e ci sarà la sua vita. Dedicata per intero al meraviglioso mondo della natura. Un sorriso Max, il tuo meraviglioso sorriso. Ti voglio bene e lotterò anche per te e penso a quando ci rincontreremo e riabbracceremo.

Anna Giordano

 

Nota della Redazione. La foto che ritrae Massimiliano Rocco in occasione della Marcia per il  Clima tenutasi a Roma lo scorso 29 novembre, è stata gentilmente concessa dal WWF Campania.

Alla moglie e al figlio di Massimiliano vanno le sentite condoglianze della Redazione tutta di GeaPress. Massimiliano è stato uno dei nostri più validi punti di riferimento  che ci ha insegnato a capire tante cose, pur nella diversità di vedute e opinioni. Un amico sincero, che mai potremo dimenticare.

 

FOTOGALLERY DEDICATA A MASSIMILIANO ROCCO dal Comandante Isidoro Furlan – Corpo Forestale dello Stato – Verona