Vorremmo lasciarla sempre in prima vista su GeaPress, ma così non sarà. Anche per Suo rispetto.
Questo perchè Maria Rosaria Esposito, era la dott.ssa Maria Rosaria Esposito, Vice Questore Aggiunto del Corpo Forestale dello Stato.

L’abbiamo conosciuta così, ancor prima di GeaPress, in divisa o pettorina, comunque Comandante del CFS. Prima nel NIRDA, poi ‘spostata’ ad altro incarico.

Polemiche o no, conseguite all’altro incarico, lei non faceva trapelare niente.
Era innanzi tutto un Forestale e questa distinzione era proprio quello che ci univa a lei.

L’abbiamo conosciuta nel corso del suo lavoro, ma non eravamo la stessa cosa.
Potrebbe sembrare brutto ed invece non è così.
Abbiamo stimato il suo operato ed il metodo di lavoro; il suo rigore e la sua onestà intellettuale.
Nel ricordo, a volte, è più facile descrivere una persona senza difetti. O meglio, amplificare i pregi e nascondere i difetti.
Anche lei doveva averne, siamo umani! Nel suo lavoro, però, noi non ne abbiamo visti.
Solo in questa sede avevamo imparato a conoscerla.
Schiva e professionale andava, al momento opportuno, dritta al sodo.
Quando leggevi di una nuova azione del NIRDA, e solo allora, potevi chiederti se era stato causale l’accenno ad un discorso piuttosto che ad un’altro.

La dott.ssa Esposito aveva capito (amore o non amore per gli animali) fino in fondo il ruolo di chi, istituzionalmente, deve reprimere i reati in danno degli animali. L’amore per loro era un valore aggiunto, non il motore.
A  dominare tutto era il rispetto dei diritti, sanciti dalle norme, oltre che dal diritto naturale.

L’organizzazione del NIRDA (Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali) ne è la conferma, il nucleo
aveva iniziato a lavorare ben prima (maggio 2005) della sua investitura ufficiale, aveva già lavorato molto e
bene, tanto che al momento della sua nascita, il 21 marzo 2007, aveva già operato sequestri e denunce: 5.344 animali, tra cui 2448 cani e 802 gatti, 345 strutture illlecite usate per la detenzione, 5140 documenti , 120 persone denunciate e 40 notizie di reato.
In un’intervista al Corriere della Sera del 24 maggio dello stesso anno la dottoressa Esposito dichiarava che
come introiti il commercio degli animali è secondo solo a quello della droga“.

Repressione del crimine dunque, e sapeva farlo bene, forse troppo: una meteora.

Aveva ben chiaro che la parola maltrattamento è un tabù per gli italiani, lo dichiarava a Riccardo Bocca in
un’intervista per L’Espresso del 29 maggio 2009, aggiungendo “gli italiani si dichiarano grandi amici delle bestie, ma purtroppo le trascurano. Le umiliano. Le trattano come oggetti e non esitano a sfruttarle: negli allevamenti, nei canili ed anche in zoo e circhi che violano le regole“.
Sapeva distinguere nell’ambito dello stesso reato, “un conto sono le barbarie dei singoli cittadini, per quanto gravi, gravissime, un altro sono gli abusi reiterati dei commercianti“.
Si è resa anche impopolare con sequestri di strutture famose, come quella che fornisce da oltre trenta anni gli animali al cinema. Aveva segnato tutto, anche quello che un occhio poco attento non legge come maltrattamento.

Per una lettura più approfondita del reato, la dottoressa Esposito, si avvaleva anche di un team di persone altamente specializzate, professionisti ad esperti di Associazioni, comunque tutti adeguatamente formati.
Per farla breve la Comandante Esposito ha dimostrato che la cosa pubblica può funzionare, e funzionare bene anche con scarse risorse disponibili.

Abbiamo già rimpianto questa grande donna quando ha dovuto lasciare il NIRDA, che come Vice Questore del
Corpo Forestale dello Stato aveva creato ed avviato, ma la speranza di un suo ritorno sulla scena del crimine ci aveva finora sostenuto. Anche quando si è saputo che non stava bene. Eravamo certi che sarebbe tornata.

Ora, invece, siamo un po’ più soli ed orfani.
Eppure, se tra chi sta leggendo questo articolo, c’è qualcuno che l’ha conosciuta, siamo certi che condividerà
il pensiero che per prima lei, a proposito del sentirci soli, non sarebbe stata d’accordo. Non avrebbe collimato
con il suo carattere, con il suo modo d’essere.
Vogliamo continuare a considerarla una speranza, perchè così, per chi l’ha conosciuta, non poteva che essere.

La dott.ssa Esposito lascia il marito, un cane ed un gatto.

Grazie per l’esempio, Maria Rosaria Esposito. 

Elisa D’Alessio
Presidente associazione GeaPress

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