gabbiette per richiami vivi
GEAPRESS – Questa mattina è andata in scena alla Camera dei Deputati la votazione, forse già scontata, di un articolo che dovrebbe scongiurare la procedura di infrazione europea in danno dell’Italia (vedi articolo GeaPress ). Il nostro paese è infatti accusato di avere permesso l’uso dei cosiddetti “richiami vivi” nella pratica venatoria.

Per chi ancora non lo sapesse, si tratta di decine di migliaia di uccellini che ogni anno vengono catturati negli impianti finanziati dalle Province. Tali volatili vengono, poi, ceduti ai cacciatori che li utilizzeranno per attrarre, a tiro di fucile, altri uccelli selvatici.

Secondo gli ambientalisti le disposizioni italiane violerebbero i principi di deroga pur previsti dall’Unione Europea. Per i cacciatori, invece, sarebbe tutto in regola. Sta di fatto che alcuni mesi addietro l’Unione Europea ha annunciato la procedura d’infrazione nei confronti del nostro paese.

La disposizione arrivata alla Camera per scongiurare il pericolo europeo, è contenuta nell’articolo 15 della legge comunitaria 2013. Un emendamento ambientalista, molto sostenuto dal Movimento Cinque Stelle, voleva scongiurare l’approvazione dell’art. 15. Ed invece, emendamento respinto ed articolo 15 approvato.

La cattura degli uccelli, però, non è il solo aspetto a generare critiche e malumori. Gli animali, infatti, vengono tenuti in piccole gabbie ed in condizioni di penombra. In tal maniera  viene alterato il fotoperiodo. L’uccellino, una volta portato alla luce, canta come se fosse in periodo di riproduzione. Deve cioè scambiare l’autunno, periodo di caccia aperta, con la primavera.

Oggi, a scegliere per il NO all’emendamento salva-uccelli, è stato il parere del Governo e del Relatore, ed il voto decisivo  del PD e  della Lega Nord. Poi anche quello di Fratelli D’Italia. Hanno invece scelto un diverso voto, ovvero con il SI assoluto, SEL ed il Movimento Cinque Stelle. Diverse percentuali, invece, tra gli altri gruppi politici.

Dure le critiche delle associazioni che puntano ora alla successiva discussione in Senato.

La possibilità che le carte in tavola possano cambiare, è però molto bassa. Si è già visto con la Legge comunitaria e la vivisezione. In Senato, i partiti della coalizione, sono molto più scrupolosi nel seguire le direttive di Governo, così come fanno nei confronti delle rispettive segreterie , quelli dell’opposizione. Per la vivisezione, ad esempio, la Camerà votò un emendamento restrittivo promosso dall’On.le Brambilla. Il Senato, poi, ribaltò e la Camera, nell’ultimo passaggio parlamentare, se ne guardò bene dal riportare le cose nel giusto verso. Un qualsiasi cambiamento avrebbe riportato la proposta di legge al Senato ed il continuo palleggiare avrebbe reso vittoriosa la procedura di infrazione. Esattamente come ora potrebbe accadere.

Per questo, nella questione “richiami vivi”, c’è un elemento di preoccupazione in più. La votazione odierna è passata con uno scarto di poche decine di voti, ma già la vittoriosa votazione alla Camera contro la legge vivisezione non evitò il regolamento di conti al Senato.

Eppure nella vicenda “richiami vivi” c’è ancora qualcosa che non quadra.

Per provare a capire basta leggere il brevissimo articolo 15 oggi approvato: (Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. Caso EU Pilot 1611/10/ENVI Procedura di infrazione n. 2014/2006).  1. All’articolo 4, comma 3, secondo periodo, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, dopo le parole: «dalle regioni» sono inserite le seguenti: «, nel rispetto delle condizioni e delle modalità previste all’articolo 19-bis,».

Cosa significa tutto ciò? In fin dei conti sono state inserite nella legge caccia (157/92) solo 12 parole,  un tratto ed un accento: “nel rispetto delle condizioni e delle modalità previste all’articolo 19-bis“.

Cosa è l’articolo 19/bis?

Si tratta della  modifica alla legge sulla caccia avvenuta, in assoluta sordina, nell’estate 2013. Difficilmente troverete comunicati di denuncia perchè nessuno ha sollevato lo scandalo. Con l’articolo 19/bis l’Italia si è già tolta dai piedi altra procedura di infrazione, ovvero quella della cosiddetta caccia in deroga. Specie di uccelli protetti e particolarmente protetti abbattibili in alcune regioni italiane. Eppure, quando l’Europa prese atto di siffatta approvazione all’italiana, tolse la procedura d’infrazione. Incredibilmente sia cacciatori che ambientalisti rivendicarono vittoria (vedi articolo GeaPress ), solo che le Regioni, grazie all’articolo 19/bis della scorsa estate, stanno ora preparando le cacce in deroga per la prossima stagione. Similmente, per quanto approvato stamani, lo stesso articolo 19/bis viene ora utilizzato per togliersi dai piedi altra procedura di infrazione, ovvero quella sui richiami vivi. In fin dei conti è la scelta migliore: se già ha funzionato una prima volta, perchè non riprovare?

Giova ricordare che l’articolo 19/bis, delega la Conferenza Stato Regioni sulle quote di specie abbattibili, ed ora anche di quelle catturabili. In altri termini, gli Assessori regionali competenti per la caccia decideranno come dividersi la polenta e osei.

In linea teorica dovremmo gioiere come abbiamo già fatto alcuni mesi addietro, aspettando magari una nota dall’Europa (come avvenne mesi addietro) la quale, togliendo le procedura d’infrazione, promise di vigilare sull’Italia.

In cosa dobbiamo sperare?

Quello che sta avvenendo in questi giorni, così come è stato per la legge vivisezione o per le cacce in deroga, dimostra che l’Italia è ferma almeno agli inizi degli anni novanta (tanto per rimanere ai tempi dell’approvazione della legge sulla caccia). Un’era da panna montata che evidentemente inebria e perdura oltre gli schieramenti politici e non solo.
La Redazione di GeaPress

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