lupo
GEAPRESS – Sono passati ormai diversi giorni dal disastro aereo delle Alpi francesi e sui giornali iniziano a fare capolino le prime autocritiche nei confronti di notizie giornalistiche risultate, poi, prive di fondamento. In buona parte sono riferite al co-pilota, ma non mancano precisazioni sugli inquirenti.

Un incidente che, a distanza di giorni, risulta difficile trattare a causa del profondo senso di inquietudine che inevitabilmente si trascina dentro di noi. Mai nessuna parola sarà sufficiente per definire con la dovuta calma il dramma di chi in quell’aereo ha trovato la morte. Ci vorrà altresì molto tempo per trovare una  giusta collocazione alla pietà che dovrà avvolgere le vittime, tutte, di quel disastro.

Una storia che sembra trascendere dalla fantasia di un film drammatico. Una storia surreale, appunto, che purtroppo parrebbe essersi concretizzata in una tranquilla giornata di primavera.

Contrariamente alle prime notizie diffuse, non vi era nessuna perturbazione atmosferica e nessuna zona era irraggiungibile per neve (anzi, il luogo è apparso quasi siccitoso). Un diffuso fenomeno di erosione microvalliva ed un aereo che si è andato a schiantare contro.

Eppure nell’indigestione delle notizie più o meno vere che sono affluite già nelle prime ore dal disastro, il tutto è stato condido con un elemento che è stato pure contestualizzato in  una sorta di cupo scenario medioevale. La scenografia, infatti, è stata addobbata con l’inquietante presenza dei lupi che minacciavano di divorare i corpi degli sfortunati passeggeri e dei componenti dell’equipaggio.

Una notizia forse arrivata dalla Francia e ripresa fin dal primo rotocalco mattutino in casa Rai per poi finire con le “belve” apparse nel servizio del telegiornale dell’ora di pranzo. Per tenere lontani i famelici lupi, si sarebbero addirittura accesi dei fuochi notturni. Una scena più tipica del rogo de “Il nome de la Rosa” che non di un moderno canale di informazione. Quali roghi, se la zona era impervia e irraggiungibile? Almeno una delle due notizie doveva essere falsa.

Poche ore dopo, il lupo viene rimodellato. Forse qualcuno deve avere suggerito che accendere i fuochi per tenere lontane le “belve”, doveva significare incendiare un campo grande quanto una montagna. Ed ecco, allora, che la Gendarmerie viene dotata di armi (viene da chiedersi se usualmente non lo sia)  per tenere lontani i lupi.

Della reale presenza dei lupi  non si è mai saputo. Mai nessuno, probabilmente, avrà cura di appurare e nel caso smentire la notizia.

Perchè un lupo, poi, e non i cinghiali o i corvidi? Del resto, qualora il lupo non fosse stato presente, quale bestiario si sarebbe andato a resuscitare per ampliare la nostra inquietudine? Quale morboso sentimento sembra ormai caratterizzare il nostro rapporto con la natura? Belve che come raminghe cagne di sepolcrali memorie, si sarebbero famelicamente aggirate per firmare la mostruosità di una natura che di “naturale” in quel caso, non aveva proprio nulla.

Una volta tanto la natura lasciamola in pace. Ha subìto anch’essa quell’impatto e non c’è bisogno di appesantirla con un altro carico.

I lupi fanno i lupi, ma quando li nominiamo è ormai automatico sentire dentro di noi l’eccezione negativa che abbiamo creato per accusarli, sempre e comunque. Secoli di rapporto conflittuale rimangono anche quando le battaglie sono cessate. Di certo, quando emergono, ci sarebbe l’arma della ragione ed invece continuiamo ad appiccare fuoco ed odio. I poveri lupi, non riusciamo a descriverli se non ricorrendo a quello che di più negativo abbiamo dentro di noi.

La Redazione

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