antibracconaggio forestale
GEAPRESS – Tutti a casa, oppure nella Polizia di Stato, forse uniti nella Polizia Provinciale a formare una Polizia Ambientale, o forse ancora no. Tutto potrebbe cambiare e non è escluso che nulla in realtà cambierà.

Un po’ come i reati venatori e Cites (tanto per citarne alcuni di naturale competenza del Corpo Forestale dello Stato) i quali, accompagnati da un assordante silenzio specie tra le associazioni protezioniste, sembrerebbero essere entrati nei criteri di impunibilità stabiliti nel Decreto Legislativo n. 28 che vigerà a partire dal prossimo due aprile (vedi articolo GeaPress).

Dunque, dal 2 aprile, impuniti. Peccato per il mancato anticipo di 24 ore; in tal caso si poteva almeno sperare in una goliardata.

Salvo eccezioni (tutte da verificare alla luce dei probabili mille cavilli che si andranno a sollevare) il potenziale reo potrà dormire sonni più tranquilli. Sembra essere questa la maniera scelta per non ingolfare la Giustizia. Pochi Giudici per la mole di lavoro che ogni giorno ricade sugli Uffici Giudiziari, Nuclei di PG sovrassaturi di procedimenti da seguire, Forze dell’Ordine malpagate e ad organico limitato. Tutti appesantiti da leggi troppo farraginose. Infine il lampo di genio: non giudichiamo più. Folgorati nella via per Damasco verso un nuovo credo che sembra sottolineare una strana politica del farci i “cavoli” nostri.

Questo quello che sembra apparire nelle non molte voci critiche che si sono sollevate sull’impunibilità di questi reati. In sostanza, una mancanza di logica.

Preoccupa, a tal proposito, che lo stesso Governo non ha ancora detto che fine faranno le funzioni finora attribuite  al Corpo Forestale dello Stato (per non parlare dell’altro “capitolo” della Polizia Provinciale). Pochi giorni addietro, il Presidente del Consiglio, innanzi ad una platea della Polizia di Stato, ha confermato che la Forestale finirà più o meno nei Commissariati di PS. Tutto chiaro? No, visto che lo stesso Governo appena pochi giorni dopo l’annuncio di Renzi, ha fornito il parere positivo che salva i Corpi Forestali della Provincie e delle Regioni Autonome (!).

Il 18 marzo scorso presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato è stato, infatti, approvato un emendamento che dispone qualcosa per i territori delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano. Resteranno infatti “ferme” (il termine è utilizzato dalla Commissione) tutte le attribuzioni spettanti ai “Corpi forestali regionali e provinciali ad oggi esercitate, anche con riferimento alle funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria secondo la disciplina vigente in materia, nonché quelle attribuite ai Presidenti delle Regioni e delle Province in materia di funzioni prefettizie, in conformità a quanto disposto dagli Statuti speciali e dalle relative norme di attuazione“.

Avete capito bene: mentre i Forestali dello Stato, dalla Calabria al Piemonte, andranno nella Polizia di Stato senza che ancora sia stato chiarito il loro compito, quelli della Sicilia, come della Valle D’Aosta, continueranno a fare quello che hanno sempre fatto. Perchè tutto questo?

Qualcuno potrebbe sollevare il dubbio in merito alla salvaguardia dei principi delle Autonomie. Eppure a leggere gli atti della discussione avvenuta in Commissione, la questione sembra non esplicitarsi in tal senso.

Il Senatore proponente aveva, infatti, tenuto a specificare che “l’emendamento appare necessario, affinché i corpi forestali regionali e provinciali delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano continuino a svolgere anche le funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria ad esse assegnate in base alla disciplina vigente. In caso contrario, tali compiti dovrebbero essere delegati alle altre forze di polizia, con un aumento degli oneri per il bilancio statale“. Dunque il tutto sembrava essere riconducibile ad una questione di soldi.

Perchè il Governo ha espresso parere favorevole? Perchè, allora, tutte le discussioni sui costi del Corpo Forestale dello Stato? Regioni e Province autonome hanno forse altre fonti, se non le tasche dei cittadini, per finanziare i loro Forestali? Quale coordinamento sarà possibile tra la nuova Polizia di Stato con funzioni ambientali (almeno così si spera) e le particelle di Forestali che rimarranno autonomi un po’ di qua e un po’ di là?

Consideriamo ora una funzione particolare del Corpo Forestale, ossia quella dell’applicazione della Convenzione di Washington sul commercio di flora e fauna minacciata di estinzione. E’ un obbligo internazionale: l’Italia come gli altri paesi aderenti, deve possedere una sua polizia che si occupa di tali faccende. Dunque, i Cites, (siano essi Forestali o Poliziotti della Stato) dovranno rimanere. Saranno tali (sebbene non si sia capito ancora come) anche per una Regione sicuramente particolare e non solo per gli animali: la Sicilia.

Come è noto questa regione occupa una posizione geografica nevralgica, anche, purtroppo, per i traffici internazionali delle specie animali e vegetali protette dalla Convenzione. Questo è emerso dalle recenti indagini svolte dal Servizio CITES del Corpo Forestale dello Stato (cosa diversa da quello “bis” della Regione siciliana) e per questo occorre assicurare il massimo impegno dell’Autorità Nazionale. A dirlo è un Ministro del Governo Renzi che lo scorso 17 luglio ha decretato, dall’alto degli Uffici delle Politiche Agricole e con effetto immediato, la revoca di un precedente provvedimento con il quale era stata affidata agli Uffici del Corpo Forestale della Regione Sicilia, la certificazione ed i controlli relativi alla Convenzione di Washington. In altri termini, tolti controlli e certificazioni, rimane da capire cosa ad oggi serve il Cites siciliano.

In Sicilia, però, i Forestali della Stato sono da non molto tempo già presenti con in Nuclei di PG nelle Procure, con quelli NIPAF e con la Sezione Anticrimine. Sono apparse le prime operazioni del NOA, il Nucleo Operativo Antibraconaggio, mentre in molti attendono i primi interventi del NIRDA per reprimere i reati in danno degli animali. Tutte operazioni di cui se ne sentiva il bisogno e che rischiano oggi, alla luce di quanto approvato con il parere favorevole del Governo, di essere nuovamente ridimensionate. E dire che il decreto del Ministro aveva di fatto abolito il Cites siciliano anche con il fine di incrementare l’efficienza complessiva del sistema,  evitare sovrapposizioni e duplicazioni e recuperare personale in esubero  presso le strutture della Forestale siciliana “con conseguente economicità dell’azione amministrativa ed invarianza dei servizi resi“.

Cosa fa ora il Governo? “Ferma” tutto per gli stessi motivi?

Senza entrare nel merito dei fatti che hanno portato nel 1946 all’Autonomia siciliana, non può non porsi qualche dubbio sulla odierna effettiva volontà di economicizzare la spesa. Il Corpo Forestale, come riportato in un comunicato di Igor Gelarda, dirigente nazionale del sindacato di Polizia Consap, sembra essere diventato l’agnello sacrificale di una riforma del comparto sicurezza che nessuno vuol fare. Del resto, afferma Gelarda con evidente riferimento ad alcune recenti dichiarazioni di area governativa, chi  ha detto che in Italia le forze di Polizia sono cinque? Con il passaggio della Forestale alla Polizia dello Stato (fatto salvo i Forestali dell’Autonomia),  i corpi di polizia italiani dovrebbero limitarsi a Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria. Si chiede però il Consap: cosa sono allora i militari della Guardia Costiera ed i “civili” della Polizia Provinciale e di quella Municipale?

Si parla tanto di aumentare l’efficienza ma per i Municipali mancherebbe addirittura una banca dati centralizzata dell’organico e dei mezzi a disposizione degli oltre 8.000 comuni Italiani. In altri termini, afferma Gelarda, “nessuno sa dirvi con certezza quanti siano i Vigili Urbani in Italia, ma ad occhio e croce parecchie decine di migliaia, tenuto conto che sono circa 17.000 i Vigili Urbani delle sole sei maggiori città d’Italia, cui bisogna aggiungere quelli di altri 8.041 Comuni“. Considerando anche i  Forestali di Sicilia e Sardegna, ovvero le Regioni Autonome più grandi, i corpi di polizia italiani sono almeno nove.

Sarà, dunque, eliminando il Corpo Forestale (…dello Stato) che si saneranno i mali del nostro paese?

Al di là di tutto questo, perché ancora oggi nessuno ha detto con chiarezza che fine faranno i compiti  attributi al Corpo Forestale ed alle Polizia Provinciali? Forse, però, a dare una mano, potrebbe averci pensato l’impunibilità.

La Redazione

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