A caccia nel Parco. A maggio. A Matera.
Ma la caccia è chiusa! Un Presidente ed un manipolo di uomini, eletti nel Direttivo, possono aprirla in qualunque momento dell’anno: in un Parco!

Ma a maggio ci sono i piccoli appena nati, non ancora svezzati! Nel Parco si può, nel luogo deputato a salvaguardare la Vita della fauna e della flora si può.

Ma ci sono gli animalisti che protestano! A quelli ci pensano i guardiaparco e la polizia ambientale regionale, che senza alcun divieto d’accesso, ma forti di un cartello che indica di fare attenzione (e che compare sempre e solo quando i cacciatori “autorizzati” da Presidente e Consiglio direttivo del Parco sono stati “infine” individuati), di fatto negano l’accesso e la libera circolazione di liberi cittadini nel Parco di loro proprietà.
E sì Presidente, e sì Consiglieri, e sì guardiaparco il Parco è di proprietà dei Cittadini, Voi dovreste “solo” amministrarlo, non negarlo, non vietarlo per concederlo al gioco assassino di cacciatori di vite. Chiamateli come volete, ma sono cacciatori di vite.

Presidente ci deve spiegare come giustifica la perdita, anche in termini “monetari”, di tempo delle Forze dell’Ordine, sollecitamente chiamate per fare scacciare dal Parco chi la Vita vuole difenderla; difenderla in ogni momento dell’anno ed, a maggior ragione, a maggio quando nuove vite sono appena giunte.

Bella educazione per i bambini ed i ragazzi presenti: il Parco che educa all’arroganza celata dietro tesserini e cartelli che compaiono dal cappello a cilindro dei prestigiatori del Parco! Eppure ci dicono che sia operante un Centro di educazione ambientale nel Parco!
Ne deriva l’insegnamento che a difendere la Vita si è irrisi, intimiditi, insultati, identificati; che a difendere la Vita si fa fatica, si percorrono lunghe distanze a piedi, seguiti (a passo d’uomo) dai gipponi dei guardiaparco; bisogna disfarsi subito, e con ogni mezzo delle presenze scomode, perché devono passare i “selecontrollori” col Cinghiale morto ammazzato. Di notte. Il 10 maggio. Nel Parco Murgia di Matera e Montescaglioso.

Forse si tratta proprio del Cinghiale annusato dai ragazzi, e dalle loro famiglie, qualche ora prima. Anche il Cinghiale, assieme alla sua famiglia, aveva annusato i ragazzi; tutto lì, un gioco di odori e poi tutti, compitamente, al loro posto, perché aggredire? Hanno camminato oltre otto ore, quei ragazzi, per provare a difendere la Vita, senza domandarsi altro.

Selecontrollo, eutanasia, prelievo … suvvia, Presidente, usiamo la parola giusta: assassinio. Un Cinghiale ufficialmente si preleva, si selecontrolla, di fatto si ammazza.
Nelle perreras spagnole, ma anche nei canili d’Italia, le uccisioni mascherate da “dolce morte” sono celate dietro motivi di salute.
Salute? Ma se si ammazza di quale salute può mai trattarsi! E poi chi lo ha detto che la morte da tanax sia dolce?
Non possiamo chiedere lumi nemmeno ai condannati a morte statunitensi (per i quali usano il farmaco veterinario della “dolce morte”), almeno non in questa vita.
Nei campi di calcio, nei prati, nei boschi, nei Parchi si usano i pallettoni.

A Matera, nel Parco, con autorizzazione e scorta anti-intrusioni – animaliste, di cittadini, di chi è semplicemente indignato, si usano i pallettoni. A maggio.
Il Cinghiale è morto. Lunga vita al Cinghiale!

Elisa D’Alessio
Presidente associazione GeaPress

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