Il Coordinamento Fermare Green Hill chiede pubblicamente scusa per chi, sabato scorso nella manifestazione anti Harlan, non è riuscito ad unirsi al corteo. Chiede anche scusa per l’incredibile riferimento alle foibe, non condiviso e condannato dal Coordinamento. Quello “strano cordone in fondo” ha, però, in effetti chiuso la coda del corteo. Ad ogni modo le persone non gradite, riferisce il Coordinamento, c’erano ed a loro avviso erano i militanti di 100% Animalisti.

Una motivazione lunga, anche nel tempo, che farebbe di fatto apparire come insanabile il dissidio tra i due gruppi. Accuse che vanno oltre a quella di “fascismo”, rigettata però da 100% Animalisti, e che prefigurano più che una frattura, un vero e proprio baratro da fare invidia alla fossa delle Marianne.

Peccato. Per il dissidio, a prescindere cioè da chi ha iniziato, a torto o a ragione. Come riferito nello scorso articolo di GeaPress (vedi articolo) da Fabiana Russo, Responsabile di Animalisti Italiani della Regione Toscana, a volte litigare è più facile che parlare. E’ indubbio, però, che in questa specifica situazione, già nella parola posta alla base di una discussione non a caso impossibile, ci sono i segni del crollo.

Si vedrà nei prossimi appuntamenti che di certo qualcuno dovrà pure indire ed organizzare. Fino ad ora, però, non può non rilevarsi come senza le attività del Coordinamento Fermare Green Hill probabilmente in molti non saprebbero neanche dell’esistenza dell’allevamento di Montichiari. Si possono condividere le loro idee oppure no, i metodi come le discussioni, i toni o chissà quale altro aspetto. Vale per Green Hill come per le oche di Lacchiarella, ed i vari palii o manifestazioni di caccia, denunciate da 100% Animalisti.

Ognuno ha la sua politica, giusta o sbagliata che sia. Non si giustifica nulla, ma quando dall’altra parte c’è quello che tutti sanno (siano essi cani, scimmie o topolini) proviamo anche a vederla diversamente. Questo perché quando un movimento diventa troppo grande, non è più tecnicamente possibile imporre politiche (a prescindere da dove arrivino) senza il verificarsi di storture. Quello che appare è l’incertezza. La condivisione totale non vi sarà mai su tutti i temi, meno uno, ovvero quello che ha portato in piazza, o via che fosse, i 3000 di Lesmo (secondo le stime del Coordinamento). Sarà anche riduttivo vederla solo così, ma la chiusura di quei laboratori è quello al quale guardavano tutti i 3000.

La Redazione

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